Centro Studi Naturopatici

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martedì 29 giugno 2010

PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA NATUROPATIA : Causalismo


L'uomo si sviluppa armonicamente secondo tre livelli:

1 Mentale / spirituale
2 Emozionale / psichico
3 Fisico

questi tre livelli sono in relazione tra di loro attraverso un network di informazioni che continuamente passano da un livello all'altro mantenendo così una completa integrazione tra loro. E' quindi evidente che lo stato di salute di un individuo può essere valutato solo se si prendono in considerazione tutti e tre i livelli a seconda della loro importanza gerarchica. Il piano mentale spirituale occupa la posizione più alta nella gerarchia dato che a questo livello ritroviamo le funzioni più importanti per l'espressione dell'essere umano mentre il livello fisico occupa la posizione più bassa. Sarà quindi necessario ricercare quale sia il livello gerarchico del disturbo principale e quindi individuare il centro di gravità del malessere della persona per poter mettere in atto un percorso di guarigione efficace. Il piano mentale di un individuo è legato al livello di consapevolezza e comprensione che la persona stessa è in grado di mantenere in relazione al mondo che la circonda e alla sua percezione di sé. E' interessante notare che molte culture antiche di grande spessore culturale e filosofico abbiano sviluppato precocemente un sistema di guarigione che poggia le proprie basi sull'idea che mente e corpo costituiscano una unità inscindibile ed integrata. Sia la medicina tradizionale cinese, squisitamente empirica e pragmatica, sia la medicina tibetana, derivazione mirabile dei concetti buddisti di mente, e vacuità, riconoscono l'importanza della consapevolezza quale mezzo di comprensione della realtà oggettiva e attribuiscono al piano mentale la priorità rispetto al livello emozionale e fisico. Del resto è esperienza comune a tutti noi osservare come una persona possa continuare a vivere felicemente se rimane in grado di dare un contributo creativo agli altri e a sé stessa anche dopo aver subito una invalidità fisica, mentre non è possibile vivere una vita pienamente felice quando il nostro grado di comprensione della realtà viene a mancare. Se fosse possibile portare il nostro grado di consapevolezza al massimo livello raggiungeremo uno stato di assoluta beatitudine che a seconda delle tradizioni filosofiche è stato definito come santità, illuminazione, nirvana. Solo a questo livello i tre piani mentale, emozionale e fisico risultano perfettamente integrati tra loro. Seguendo questo ragionamento è chiaro che il maggior risultato di qualsiasi strategia terapeutica viene raggiunto solo quando il terapeuta porta la persona da aiutare a prendere consapevolezza che il proprio malessere esternato sul piano fisico spesso nasconde anche un disagio a livello mentale e o spirituale su cui si è innestato e di cui si è nutrito. Le patologie funzionali di tipo psicosomatico ne sono un esempio eclatante. La conclusione che si può trarre è che se un individuo vuole evitare sofferenze mentali ed emozionali, che possano poi sfociare in malesseri anche a livello fisico, dovrebbe coltivare la consapevolezza del suo inter-essere con gli altri e con il mondo che lo circonda, l'umiltà e il lasciare andare per raggiungere uno stato di calma mentale. Questo non significa ritirarsi in una vita ascetica ma uniformare ogni azione della propria vita alla via del giusto mezzo. Il piano emozionale è di per sé una emanazione diretta del piano mentale – spirituale e funge da raccordo tra il piano mentale ed il piano fisico. Questo livello, oltre a fungere da collettore e filtro degli stimoli che provengono dall'ambiente, funziona anche come veicolo di espressione per i sentimenti e gli eventuali disturbi emozionali che possono interessare l'individuo. Generalizzando possiamo affermare che gli squilibri sul piano emozionale si manifestano attraverso una accresciuta sensibilità agli stimoli esterni che ci trasforma in individui più vulnerabili separati dal resto della creazione di cui non ci sentiamo più parte. Dall'altro lato, gli stati emozionali più evoluti tendono a portarci ad uno stato di unità con il resto del creato che noi identifichiamo con la felicità. In ognuno di noi la coscienza può essere suddivisa tra coscienza e coscienza deposito. Nella prima risiedono le emozioni che viviamo istante per istante, è il luogo dell'esperienza delle emozioni stesse; nella seconda risiedono invece i semi delle emozioni positive, negative e neutre di cui abbiamo fatto esperienza e che sono pronte ad emergere dalla coscienza deposito a seconda dell'esperienza oggettiva che in quel momento ci troviamo a vivere. Ognuno di noi a livello emozionale è portato a ricercare la felicità e ad evitare la sofferenza. Questa lotta viene vissuta proprio sul piano emozionale e può essere vinta attraverso la consapevolezza e la comprensione profonda della realtà a livello mentale. Se noi coltivassimo ogni istante della nostra vita i semi della gioia, dell'amore e della compassione nella nostra coscienza deposito e evitassimo accuratamente di innaffiare quelli negativi della rabbia e dell'egocentrismo, raggiungeremmo il più alto livello di equilibrio psicofisico caratterizzato da una totale calma dinamica associata con l'amore per se stesso, per gli altri e per l'ambiente. Il piano fisico dell'esistenza è la parte dell'organismo umano di cui la medicina occidentale si è tradizionalmente occupata esaminandolo in profondità attraverso scienze quali l'anatomia, la fisiologia, la patologia, la biochimica e la biologia molecolare. Attraverso queste scienze la cultura occidentale ha prodotto un sistema terapeutico che pone le sue basi sulla conoscenza meccanicistica puntuale di organi ed apparati e sulla capacità di ripararne i danni ( Chirurgia ) o quantomeno impedirne il degrado attraverso l'utilizzo di sostanze chimiche ( Farmaci) atte a curarne i sintomi in senso soppressivo. La ricerca delle cause primitive della patologia organica non sono argomento di discussione mentre le cause eziologiche vengono ricercate per progredire nella conoscenza meccanicistica di quell'organo o quell'apparato. A questo livello si innesta in maniera più evidente la netta differenza tra l'approccio naturopatico al malessere e l'approccio allopatico. La medicina allopatica infatti si occupa di patologia e quindi di curare sintomi e di trovare una nuova omeostasi che non esclude la malattia ma la include in uno stato di salute non salute. La naturopatia si occupa invece di fisiologia e tenta di ricreare lo stato di benessere antecedente alla malattia attraverso un processo di vicariazione regressiva dei sintomi fino al raggiungimento di un equilibrio dinamico il più vicino possibile a quello esistente prima dell'evidenziarsi del malessere stesso. In tal senso la naturopatia prevede un approccio causale partendo dalla fisiologia mentre la medicina allopatica prevede un approccio sintomatico partendo dalla patologia. Alcuni esempi possono essere di aiuto per comprendere questi concetti cardine della naturopatia .
Esempi concreti di causalismo applicati a patologie funzionali sul piano fisico:

ARTROSI è un processo di degenerazione delle cartilagini articolari che si cura in allopatia con antinfiammatori e cortisonici e in medicina naturale con Broswelia Serata, Arpagophitum Procubens e Ribes Nigrum. In naturopatia il processo terapeutico parte dalla conoscenza che la produzione di cartilagine nelle articolazioni è enzima dipendente e che tali enzimi sono a loro volta metallo-dipendenti, cessando di funzionare in presenza di carenze di metalli tipo Mn Cu Zn Li .Si provvederà a somministrare tali oligo-elementi per almeno due mesi per superare il blocco enzimatico. Ma data al preparazione causale del naturopata, il successivo passaggio sarà quello di chiedersi il perché si è creato un deficit di mineralizzazione del paziente. La causa può essere costituzionale ma anche determinata da progressiva acidosi del connettivo tissulare che comporta depauperamento dei minerali organici. Si dovrà quindi lavorare sull’alimentazione riducendo l'apporto di elementi acidificanti come ad esempio l'acido urico proveniente dal metabolismo delle proteine e la frutta e verdure acidificanti. Si limiterà anche la disbiosi e la fermentazione intestinale possibile concausa del malassorbimento degli oligo-elementi e si useranno dei complementi alimentari alcalinizzanti. Questo è un corretto approccio causale.

Altro esempio può essere una BRONCHITE recidivante che comporta una notevole produzione di catarro che si dovrà asportare mediante piante fluidificanti ma che riconosce una causa estranea all'organo polmone. Il problema infatti non è solo a livello polmonare ma anche a livello epatico, organo deputato alla escrezione delle tossine colloidali. Si interverrà quindi con una dieta di eliminazione dei grassi e degli zuccheri o una monodieta a base di frutta o verdura per un giorno o due la settimana.

Anche soggetti che soffrono di ARITMIA anche senza segni clinici a livello cardiocircolatorio possono essere aiutati da un naturopata che individua la causa del problema in una distorsione vertebrale ma maggiormente in una sindrome gastrocardiaca di Roemaldh. Se infatti c'è una disbiosi in atto con fermentazioni consistenti, si svilupperà gas che premendo sul diaframma lo farà alzare e costringerà l'apice del cuore ad alzarsi con conseguente alterazione del ritmo cardiaco. ecco quindi l'importanza di risolvere la disbiosi .
Ultimo esempio può essere quello delle EMORROIDI che in naturopatia non sono altro che un’infiammazione del plesso emorroidario dovuto a cattiva efficienza del fegato che non essendo in grado di espellere la massa tossinica la veicola verso il sistema portale e il plesso mesenterico infiammando a sua volta anche il plesso emorroidario. Sarà quindi necessario lavorare sul fegato e sulla fermentazione intestinale che probabilmente intasa il sistema emuntoriale del fegato. Quindi pulizia intestinale con perossido di magnesio o psylium, ripristino della flora intestinale ed evitare latte e latticini oltre che utilizzare piante colagoghe e coleretiche come ad esempio il Carciofo, il Cardo Mariano o il Crisantellum Americanum se il colesterolo è alto a livello ematico. Anche il Raphanus può essere utilizzato ma solo in alcune costituzioni forti che sopportano trattamenti energici.
Da questi pochi esempi si evince che per il naturopata non esiste la malattia ma solo la persona malata e che il naturopata non cura la malattia ma piuttosto si prende cura della persona malata individuando le cause primitive soggettive del malessere e ponendo in essere una strategia multidisciplinare di vicariazione regressiva verso il migliore equilibrio omeostatico raggiungibile in quella data persona.

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