Centro Studi Naturopatici

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mercoledì 22 agosto 2018

BUONA ACQUA A TUTTI!


 

“Il tasso di mortalità per ogni tipo di malattia e in particolare ... affezioni cardiovascolari e cancro, è direttamente legato alla qualità dell’acqua distribuita alla popolazione. Esso cresce in modo particolare quando le acque sono molto mineralizzate e rese potabili artificialmente dopo trattamento fisico ed aggiunte di prodotti chimici ossidanti”

Luis Claude Vincent

 

L’acqua è la sostanza fondamentale per la vita sul nostro pianeta e per il benessere  del nostro organismo che è composto in una percentuale variabile dal 90% da acqua nei bambini fino al 60% in età adulta. L’acqua è il solvente fondamentale per tutte le nostre funzioni vitali come ad esempio lo svolgimento del processo digestivo attraverso l’azione dei succhi gastrici e degli enzimi, la regolazione dell temperatura corporea attraverso il sudore, lo scambio delle sostanze nutritive dall’esterno all’interno delle cellule,  lo svolgersi delle  trasmissioni bioelettriche attraverso le membrane cellulari. Per questo motivo Il nostro organismo possiede un efficace sistema di gestione dell’equilibrio idrico per cui per ogni perdita di acqua dovuta a sudore, urina ecc si dovrebbe attivare  il segnale della sete che ci indica di reintegrare l’acqua consumata. Spesso ciò non avviene perchè il nostro stile di vita e alimentare fa sì che ci “dimentichiamo” di bere e creiamo così le condizioni per una disidratazione progressiva del nostro organismo. Noi possiamo reintegrare l’acqua sia direttamente, bevendo, sia indirettamente attraverso l’assunzione degli alimenti,  di origine vegetale e animale che ne contengono al loro interno. Inoltre l’organismo produce una quota di acqua definita come “acqua metabolica” provveniente dalle reazioni biochimiche che avvengono costantemente nel nostro organismo. In media, per mantenere un giusto equilibrio idrico dobbiamo introdurre circa 2,5 litri di acqua ogni giorno di cui 1,5 litri sotto forma di acqua e 1 litro attraverso l’assunzione di alimenti ricchi di questo elemento. L’acqua che possiamo utilizzare non è tutta uguale anzi! Per questo motivo dovremmo prendere in considerazione attentamente se l’acqua che introduciamo risulta essere di qualità.

Ma  cosa si intende comunemente per  qualità dell’acqua?

La qualità per la legge italiana viene  definita come la rispondenza ad un riferimento, ad una normativa alla quale un determinato prodotto deve sottostare. Nel caso specifico dell’acqua destinata al consumo umano lo standard è rappresentato dal Decreto Legislativo 31/2001 che è  attuazione della direttiva comunitaria 98/83. Tale decreto prevede che le caratteristiche di un’acqua siano definite dal soddisfacimento di 54 parametri: 2 “microbiologici”, 28 “chimici” (elementi indesiderabili e tossici, per i quali sono fissati limiti imperativi di concentrazione), 21 “indicatori” (elementi per i quali sono stabiliti valori consigliati che non dovrebbero essere superati) e 3 di “radioattività”. Dal punto di vista legislativo, quindi, un’acqua è considerata di qualità se soddisfa dei canoni, condivisi a livello comunitario, di natura igienico-sanitaria. Tali parametri riguardano gli aspetti microbiologici e chimico fisici. Una buona acqua da bere infatti deve essere sicura, ovvero non contenere microrganismi o sostanze in grado di nuocere alla salute umana. Questa può essere definita come la qualità istituzionale dell’acqua dato che è completamente misurabile e quantificabile. Tuttavia la qualità complessiva di un’acqua è determinata anche da altri aspetti che possono essere legati per esempio all’impatto ambientale che l’acqua che beviamo può determinare, ossia al consumo di risorse materiali, di energia e di produzione di rifiuti . Tale aspetto è particolarmente critico per le acque in bottiglia a causa del notevole impatto ambientale richiesto dalla produzione dei contenitori in plastica, dal loro smaltimento e dal trasporto a distanza dell’acqua confezionata. E’ ovvio che anche le acque di acquedotto hanno un impatto ambientale, seppur diverso e minore rispetto a quelle in bottiglia. Esso è dovuto ai materiali di rifiuto che si producono nei trattamenti di potabilizzazione, ai reagenti chimici utilizzati, all’energia richiesta dagli impianti e dalle perdite idriche che avvengono lungo la rete di distribuzione. Ma per il consumatore la qualità dell’acqua che utilizza per il suo sostentamento non può e non deve tenere conto solo di questi aspetti perchè l’acqua da bere deve essere anche “buona”, gradevole, senza sapori e odori estranei. Un concetto tanto semplice da essere ovvio. Ed è proprio questa la principale criticità che viene evidenziata  per  l’acqua di acquedotto, sicura dal punto di vista sanitario ma troppo spesso carente nei caratteri organolettici quali il sapore determinato dai residui di disinfettanti a base di cloro usati comunemente per la potabilizzazione. Sembrerebbe che a questo punto tutti gli aspetti relativi alla qualità dell’acqua ad uso potabile siano stati trattati nel presente articolo......ma per la naturopatia  non è così! Devono essere considerati anche altri parametri che ci possono guidare per la scelta dell’acqua più idonea alla nostra salute. Le cellule infatti  vivono e respirano scambiando nutrienti con l’ambiente in cui sono immerse.
Se questo è pulito ed energeticamente equilibrato, esse godranno di un efficiente apporto di nutrienti, una buona vitalità, una notevole capacità di autorigenerarsi e guarirsi. Al contrario, un ambiente squilibrato, ossidato ed elettrochimicamente sbilanciato, carico di tossine, causerà un progressivo indebolimento delle cellule fino alla comparsa di disturbi cronici e disfunzioni più o meno gravi. Il fatto che l’acqua sia idonea da un punto di vista chimico fisico, microbiologico e organolettico non ci dice molto sulla vitalità vibrazionale di questo elemento tanto importante ed indispensabile per la nostra salute. Ma esiste un metodo scientifico per misurare la vitalità vibrazionale dell’acqua? Ebbene sì da oltre sessanta anni esiste una metodica scientifica sperimentata in Francia dall’ingegnere idrologo Luis Claude Vincent e definita metodo della bioelettronica di Vincent (BEV). Se la medicina ufficiale si occupa in particolare dello studio e dell’analisi chimica e strutturale di campioni biologici, la bioelettronica rivolge i suoi studi verso i fattori espressamente più elettrici, elettromagnetici ed energetici delle soluzioni, proponendosi come strumento con un’area d’azione differente e complementare rispetto alle altre metodiche già conosciute. Questa tecnica di analisi è poco nota e ancor meno applicata in Italia, mentre in altri Paesi, essa è riconosciuta dal Sistema Sanitario pubblico e considerata come una tecnica sanitaria che ha un fondamento certo e scientificamente provato. Essa utilizza dei parametri chimico fisici che possiamo rilevare nelle etichette delle acque minerali  e precisamente : il PH l’ossidoriduzione rH2 e la Resistività elettrica Rò. Nelle bottiglie di acque minerali possiamo rilevare in etichetta il Ph e la conducibilità da cui possiamo ricavare la resistività Rò mentre l’ossidoriduzione  non viene riportata perchè considerata meno attendibile ma spesso reperibile nelle analisi complete riportate nei siti ufficiali delle case produttrici di acque minerali. Secondo la metodica BEV l’acqua potabile dovrebbe avere i seguenti valori:


In sintesi, secondo la metodica BEV, l’acqua da bere dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: Valori
 
 
Limiti
nazionali di legge
 
 
Ideali
BEV
Inquinamento microbiologico
Assente;
talora consentito in tracce
Assente
 
 
Inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze inquinanti
Consentite tracce
assente
Residuo fisso
1500 mg/l
< 120 mg/lt
 
pH
Tra 5.6 e 9
Tra 6,2 e 6,8
 
Ossidoriduzione
Non
determinata
Coefficiente Redox
tra 25 e 28
 
Resistività *
Non determinata
> 6.000 Ω (Ohm/cm)
 

 

(*): Se un’acqua ha le caratteristiche di cui sopra, ma non la resistività ideale, secondo la metodica BEV, benché tale acqua sia legalmente potabile, a lungo andare non nutre, anzi, potenzialmente potrebbe danneggiare le nostre cellule.

 


Nella metodica BEV, questi tre dati vengono rappresentati in un foglio di lettura (vedi sopra), diviso in quattro quadranti. Il quadrante in basso a sinistra è definito acido ridotto, quello in alto a sinistra acido ossidato. In basso a destra alcalino ridotto, in alto a destra alcalino ossidato. Nella zona centrale sussistono i valori vitali pertanto più la correlazione di questi parametri ci porta verso il centro più l’acqua sarà vitale per l’organismo. I nostri tessuti ,che sono fatti per lo più da acqua, sono destinati ad orientarsi con il tempo  verso il riquadro alcalino ossidato che è un terreno potenzialmente ideale per le patologie cronico degenerative. Quindi una alimentazione ed una idratazione ottimale anche da un punto di vista energetico vibrazionale ci aiuterà a mantenere un terreno acido ridotto che compenserà questa tendenza. Per esempio prendiamo in considerazione due acque minerali proviamo a metterle a confronto rispetto ai valori ideali di BEV. Possiamo constatare che la Plose è migliore della Sant.anna di Vinadio secondo il metodo BEV.

 


In sintesi, secondo la metodica BEV, l’acqua da bere dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: Valori
 
Ideali
BEV
 
Esempio:
Plose
 
Esempio:
S. Anna di
Vinadio
Inquinamento microbiologico
assente
assente
assente
Inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze inquinanti
assente
assente
assente
Residuo fisso
< 120 mg/lt
21 mg/l
39,2mg/l
 
pH
Tra 6,2 e 6,8
6,6
7,4
 
Ossidoriduzione
Coefficiente Redox
tra 25 e 28
27
(dichiarata in etichetta sul sito internet “acquaplose.it”)
>25
Non dichiarata
 
Resistività*
 
> 6.000 Ω (Ohm/cm)
 
35.000 Ω
 
15197 Ω
 
 

 

A conferma della validità del metodo, sono stati pubblicati oltre un milione e mezzo di analisi, da più di trent’anni, in numerosi Paesi del mondo. I dati che sicuramente risultano essere reperibili e che ci danno una buona approssimazione sulla qualità dell’acqua sono il PH, il residuo fisso e la conducibilità in microsimens per cm convertibile in resistività espressa in Ohom/cm dividendo il numero 1.000.000 per il numero indicato in etichetta (micro Siemens/cm)

Tuttavia al fine della nostra valutazione casalinga del valore vibrazionale ed energetico della nostra acqua  ,fatti salvi i valori di potabilità, e accertato un buon pH, ciò che conta veramente è il valore della resistività elettrica dell’acqua perchè le nostre cellule possono impoverirsi di capacità di scambio elettromagnetico, non acquisendo elettroni vitali e quindi ossidandosi. Tale “nutrimento” è importante, ma poco considerato o non considerato del tutto da certi settori della scienza moderna, anche medica. Per migliorare la qualità dell’acqua che beviamo abbiamo due possibilità:

 

1)    Acquistare acque che presentino i parametri BEV ottimali

2)    Modificare la qualità vibrazionale ed energetica dell’acqua di casa adottando metodiche in grado di migliorare i parametri BEV della nostra acqua del sindaco

 

.... Ma questo sarà argomento del prossimo articolo. Buona giornata a tutti

 

 

venerdì 17 agosto 2018

La Naturopatia e la prevenzione delle patologie Invernali

 Iniziano con l'11 settembre una serie di incontri di approfondimento su tematiche relative alla medicina naturale, alla naturopatia e all'utilizzo dei Fiori di Bach. Verranno proposti come al solito presso la Farmacia di San Quirico  in orario serale per permettere a tutti di partecipare. Dato che i posti disponibili sono limitati è necessario prenotare passando in farmacia o telefonando al 0445 473611

lunedì 13 agosto 2018

Antibiotico resistenza Cosa possiamo fare



Un neonato è morto agli Spedali civili di Brescia a causa del batterio "Serratia marcescens". Il decesso è avvenuto nella giornata di martedì. Lo scrive il quotidiano locale Bresciaoggi. Il bimbo, nato prematuro da una coppia bresciana, era ricoverato nel reparto di patologia neonatale dell’ospedale bresciano con il gemellino, che avrebbe contratto l’infezione a sua volta ma che starebbe rispondendo alle cure. Nello stesso reparto di patologia neonatale sarebbero, però, complessivamente dieci i neonati infettati dal virus che si contrae in ambito ospedaliero. I bambini sono ricoverati in terapia intensiva e le loro condizioni sono stabili. E’ notizia di oggi riportata nel Giornale di vicenza che le infezioni ospedaliere producono in Europa 37.000 morti all’anno e il numero di infezioni difficili da gestire con gli antibiorici a nostra disposizione sono in aumento esponenziale. Anche dal mio piccolo osservatorio della farmacia posso constatare che se una volta il medico prescriveva un antibiotico per sei giorni in caso di patologie respiratorie o delle prime vie urinarie, ora spesso vengono prescritti più antibiotici simultaneamente e per periodi che arrivano a 15-20 giorni. Solo in Italia ogni anno sono settemila le vittime per batteri immuni agli antibiotici. Perchè siamo arrivati a questo punto?

La causa principale è legata all’uso selvaggio che si è fatto di questi straordinari farmaci che continuano a salvare milioni di persone nel mondo. Tonnellate di questi farmaci vengono utilizzate ogni anno negli allevamenti intensivi per la  produzione di carni bianche e rosse, spesso senza controlli da parte delle autorità competenti. Tuttavia anche l’uso indiscriminato che si è fatto in anni passati per uso umano ha contribuito a selezionare ceppi resistenti che ora mettono in pericolo la salute delle persone più deboli da un punto di vista immunitario. Quindi il problema della multiresistenza provviene da lontano ed è prodotto proprio dalla cattiva gestione ed utilizzo degli antibiotici. La sola misura igienica di lavarsi frequentemente le mani potrebbe prevenire fino al 30% delle infezioni ospedaliere tanto che ora esistono in ospedale protocolli rigidi di comportamento in tal senso. E’ di fondamentale importanza arrivare a contenere l’utilizzo di questi farmaci in zootecnia e nella prassi clinica solo per le situazioni che lo richiedano veramente, attivando tutti i possibili canali di informazione per aumentare le conoscenze della popolazione su questo grave problema. Il compito del farmacista e del naturopata è quello di informare  e di educare in questo senso, il compito di chi chiede senza ricetta l’antibiotico è quello di affidarsi ai professionisti del benessere  per difendere il bene più prezioso che abbiamo: la nostra salute e quella dei nostri cari. In caso contrario l’OMS prevede che nel 2050 saranno più di 10 milioni le infezioni sostenute da ceppi multiresistenti e diverranno la prima causa di morte nei paesi industrializzati. Ma l’aspetto più tragico di questa situazione è che ,se non ci sarà una inversine di tendenza, anche le operazioni chirurgiche che richiedono l’utilizzo di antibiotici saranno messe in discussione con un aumento esponenziale dei numeri per decesso dichiarati dall’OMS.

 

 

 

sabato 11 agosto 2018

Prevenire le Patologie Invernali con la micoterapia


Spesso non siamo pienamente consapevoli delle meraviglie del mondo attorno a noi e di quanto la natura metta a nostra disposizione per la nostra salute . L’ambiente naturale è di per sè fonte di benessere psicologico. Tutti infatti avremmo fatto l’esperienza di sentirci pienamente appagati nell’ammirare le bellezza naturali che un paesaggio di montagna o marino ci procurano. Tuttavia molti di noi non sono altrettanto informati di quanto piante e funghi possano essere utili per la cura e la prevenzione delle patologie che ci affliggono. Per esempio, pochi sanno che alcuni funghi possono essere dei grandi alleati per curare e prevenire  le malattie. Questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione,  un viaggio alla scoperta della micoterapia e del suo straordinario valore. Non conoscere la sua efficacia è un peccato, perché in qualsiasi situazione, con il suo contributo, si possono ottenere dei risultati significativi.  Non tutti sanno che i funghi sono più vicini al mondo animale che al mondo vegetale. Da un punto di vista evolutivo i funghi sono più vicini agli animali che alle piante . Animali e  funghi infatti originano da un differente e condiviso ceppo batterico. Per questo motivo le patologie delle piante non afliggono l’uomo mentre molte patologie dei funghi sono trasmissibili all’uomo. Dato che umani e funghi condividono analoghi antagonisti microbici  come ad esempio Escherichia coli, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aereuginosa.., gli umani possono beneficiare delle strategie difensive naturali  che producono i funghi per combatterli. Quindi non deve sorprenderci se i nostri antibiotici antibatterici più significativi sono stati derivati da funghi. Dato che ci avviciniamo al periodo autunnale e conseguentemente ad un periodo ideale per fare prevenzione per quanto riguarda le patologie invernali, vorrei soffermarmi sulla possibilità di utilizzare i funghi come mezzi assai efficaci per fare prevenzione e riservare una trattazione più esaustiva dei benefici dei funghi in altri ambiti ad un articolo sucessivo. Tutti i funghi usati in terapia hanno una azione immunostimolante e/o immunomodulante ma I funghi  che più di altri si prestano a questo utilizzo sono il Reishi,  il Maitake, lo Shiitake e il Cordyceps . Tutti questi funghi hanno in comune la presenza nella loro composizione di  alcuni polisaccaridi  detti beta-glucani che sono responsabili dell’azione immunomodulante Sui beta-glucani  sono state prodotte  oltre 1.600 pubblicazioni negli ultimi 4 anni e la gran parte di queste ricerche sono state completate da alcune delle istituzioni più prestigiose nel mondo. Il beta-glucano innesca una risposta immunitaria nel corpo che genera un sistema di difesa contro gli invasori virali, batterici, fungini, i parassiti ed i processi degenerativi cellulari ed inoltre elimina i radicali antiossidanti ed i radicali liberi. L’azione di questi polisaccaridi è quindi molto studiata. I beta-glucani non sono presenti negli animali né sono presenti  gli enzimi necessari per il loro assorbimento   o il loro utilizzo. Esistono però dei ricettori sulle membrane delle cellule del nostro sistema immunitario (i linfociti , i moniciti e i macrofagi ) compatibili con  i beta-glucani che vengono attivati da queste sostanze  promuovendo così   la proliferazione di queste cellule e la loro attivazione.  Dato che tutti questi funghi possono essere utilizzati per lo stesso scopo, come possiamo decidere quale di questi  è più adatto a noi? La risposta ovviamente non è così semplice perchè un Naturopata esperto sceglierà in base alla situazione individuale e quindi non possiamo in un articolo dare una risposta esauriente a questa domanda. Tuttavia possiamo dare alcune indicazioni di massima. Malgrado tutti i funghi posseggano questa proprietà immunomodulante, ognuno di essi presenta anche una composizione diversa e quindi indicazioni diverse che possono guidarrci alla somministrazione dell’uno anzichè dell’altro.

 

 
Partiamo a considerare il Cordyceps Sinensis

 

 

Nella tradizione orientale è molto conosciuto perché è un fungo che conferisce vigore, potenza, resistenza e forza di volontà. Originario del Tibet, da secoli è molto amato e utilizzato nella medicina tradizionale cinese, per svariate malattie: affezioni respiratorie, patologie renali, disturbi del fegato, problematiche cardiovascolari, scarsa vitalità sessuale.  Gli studiosi hanno scoperto che permette di vivere anche in altissima quota, fino ai 4-5mila metri, perché aumenta del 10% l’ossigenazione di organi e tessuti. Le dimostrazioni viventi delle prestazioni eccezionali in ambiente povero di ossigeno regalate dal Cordyceps sono le popolazioni del Tibet che li utilizzano da secoli .  Nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Da un lato  rafforza le difese immunitarie contro i germi patogeni come hanno dimostrato molti ricercatori, dall’altro è germicida efficace contro batteri, virus, (herpes, mononucleosi, HIV, virus dell’epatite C) e Candida. Ma la sua peculiarità  è quella di riportare  in equilibrio il sistema immunitario, perché elimina gradualmente gli autoanticorpi responsabili delle malattie autoimmuni, che non vengono più prodotti. È benefico in particolare nell’artrite reumatoide e nelle malattie infiammatorie delle ossa e delle articolazioni. Infatti, difende la cartilagine articolare e anche l’osso  dall’infiammazione e dal logoramento legato all’età. E’ quindi utile scegliere il cordyceps quando siamo in presenza di una persona immunodepressa ma portatrice di patologie autoimmuni e in stato di esaurimento psico fisico.

 

Reishi Ganoderma lucidum

È un fungo, non commestibile per il suo sapore amaro e la sua consistenza legnosa che cresce su ceppi di latifoglie, in particolare quercia e castagno. I Cinesi lo consideravano un elisir di lunga vita e lo chiamavano “fungo dell’immortalità. Lo conoscevano anche i Romani e gli Egizi che lo avevano denominato rispettivamente “cibo degli Dei” e “dono di Osiride”. La doppia azione contro i microrganismi patogeni e contro le infiammazioni è utile nella prevenzione e nella cura delle infezioni delle vie aeree, come faringiti, tonsilliti, bronchiti, influenza, e delle infezioni delle vie urinarie, come cistiti. Da un lato  rafforza le difese immunitarie contro i germi patogeni essendo  efficace nelle malattie da virus (herpes, papilloma ma anche virus HIV e dell’epatite C) (El-Mekkawy S 1998) e nelle patologie sostenute da batteri e Candida. Dall’altro è un antinfiammatorio in grado di produrre risultati simili a quelli del cortisone rappresentando  un’ottima alternativa ai cortisonici (Stavinoha W, 1991; Stavinoha W, 1996). Reishi agisce quindi anche come antidolorifico (Ye J, 2001; Xi BY, 2005). E’ utile pertanto consigliarlo a quelle persone che nella stagione precedente abbiano avuto più patologie virali e infiammatorie soprattutto delle alte vie respiratorie.

 

Maitake  Grifola Frondosa

In Giappone il Maitake era  già presente, 2000 anni fa, nella “materia medica: SHEN NONG BEN CAO” e considerato  come rimedio in relazione alle malattie degenerative croniche. Oggi si è scoperto che agisce principalmente sull’asse metabolico, sul sistema immunitario, oltre ad essere  un grande sostegno per le ossa.La sua azione principale è lavorare sulla forma a mela dell’individuo in sovrappeso e in Medicina Tradizionale Cinese la sua azione viene ricondotta alla Loggia Terra. Pertanto il Maitake sarà la nostra scelta migliore per prevenire le patologie della stagione invernale per le persone che presentano problemi metabolici, tendenzialmente obese che presentano insulinoresistenza fino alla presenza di diabete di tipo due  con una localizzazione del grasso centrale a livello addominale.

 

Shiitake Lentinus Edodes

 E' un fungo di origine asiatica diffuso soprattutto in Giappone e in Cina. E' il secondo fungo commestibile più consumato al mondo. Il suo nome significa fungo della quercia e viene utilizzato per la preparazione di zuppe oppure come contorno per altre pietanze. Il suo punto di forza è legato alla sua capacità di proteggere in maniera eccellente l’intestino: nutre i fermenti lattici intestinali, ridimensiona i batteri ostili, sia quelli che causano gonfiore, sia quelli che producono tossine e sostanze cancerogene ed elimina anche la Candida. Inoltre, rafforza lo scheletro e promuove la salute di denti e bocca, perché combatte la carie e il tartaro, che sono la causa di molte malattie della bocca.  Sarà quindi utile consigliare lo Shiitake per la prevenzione delle patologie invernali a coloro i quali presentano stati disbiotici, colon irritabile e a coloro che hanno per varie ragioni dovuto fare lunghe terapie antibiotiche.

 

 

giovedì 9 agosto 2018

Tre...Due...Uno..... VIA !


 
  NUOVO CENTRO STUDI NATUROPATICI
Carissimi, dopo un periodo di riflessione durato qualche mese,  ho deciso di ricominciare la mia attività di Naturopata e Bach Practitioner con uno spirito nuovo e una sede nuova. Causa cambio di residenza sono venute a mancare le condizioni indispensabili per poter svolgere egregiamente il mio lavoro e quindi mi sono preso il tempo per poter definire nuove strategie di intervento per poter conciliare la mia passione per questa attività con la legittima necessità di migliorare la qualità della mia vita personale. Il Naturopata infatti deve, secondo il mio punto di vista, essere quantomeno coerente con quanto propone ai propri clienti e seguire uno stile di vita aderente ai ritmi circadiani naturali. Di fatto il lavoro di Naturopata presso lo studio aveva fagocitato gran parte del mio tempo libero e quindi la situazione era diventata insostenibile. Ora ,grazie ad un accordo di collaborazione con il dr. Paolo della Farmacia di San Quirico, si è concretizzata la possibilità di svolgere il mio lavoro di Naturopata e di Bach Practitioner durante le mie ore di servizio in farmacia, preservando così il mio spazio vitale personale.  Da settembre sarà possibile prendere appuntamento presso la Farmacia sia per le consulenze Naturopatiche sia per le consulenze sulla Floriterapia secondo il metodo del Dr. Bach con il vantaggio che tali consulenze saranno  totalmente gratuite dato che sono inserite nella mia normale attività di farmacista.  L’attività dello studio prevederà  non solo le consulenze individuali ma anche l’attività di conferenziere su tematiche inerenti la salute e il benessere naturale e l’attività di divulgazione attraverso la stesura di articoli che verranno pubblicati una o due volte al mese sul blog dello studio che diverrà la piattaforma informativa di tutti gli eventi che verranno organizzati dallo Studio e dalla Farmacia. Invito tutti a seguirci anche   mettendo mi piace sulla pagina facebook del Centro Studi Naturopatici o della Farmacia Dall’Ara di San Quirico.

venerdì 3 agosto 2018

Ad ognuno il suo Fiore!


“Non vi è una vera e propria guarigione senza un cambio

di orientamento della vita, senza pace nell’anima e senza

la sensazione di felicità interiore” (E. Bach)

Il Dottor Edward Bach, medico inglese, è stato il primo ad aver definito un metodo di cura della persona che utilizzasse dei rimedi derivati dai fiori. Sulla scia del lavoro del dottor Bach, numerosi ricercatori hanno saputo cogliere le proprietà terapeutiche dei fiori dei loro paesi. A partire dagli anni Settanta infatti, sono stati sviluppati i fiori californiani, alaskiani, indiani, francesi, canadesi, australiani e molti altri, tanto che oggi quasi ogni Paese ha i propri rimedi floreali e la letteratura in proposito è molto vasta. La Floriterapia è una branca della medicina olistica che si avvale di una serie di essenze naturali preparate a partire da fiori selvatici. Eʹ una tecnica definita olistica in quento tiene conto dell’individuo nella sua globalità ed unicità: Corpo – Mente – Anima. In floriterapia non è importante quale sia il sintomo fisico che si presenta o la definizione clinico diagnostica della patologia fisica o psichica ma ,piuttosto, come viene vissuto dalla persona nella sua unicità. Bach sosteneva infatti che la patologia anche se fisica è prodotta,almeno in parte, da un disagio che si realizza a livello psichico ed emozionale. Tale disagio , se protratto per molto tempo, si può letteralmente incarnare ,quindi passare da piano psichico al piano fisico, sostenendo una condizione di terreno che poi produce la patologia. L’essenza del fiore aiuta a realizzare la virtù opposta al disagio emozionale che è presente nella persona. Per esempio in caso di paura, il fiore aiuterà a sviluppare il coraggio. Tuttavia non esiste un rimedio standard adatto a tutti, perché uno stesso problema può derivare da squilibri emozionali diversi che cambiano da persona a persona. Per questo bisogna analizzare con cura lo stato d’animo disarmonico, individuando poi i rimedi indicati per riequilibrarlo. Il primo studio delle proprietà curative dei fiori silvestri fu intrapreso dal medico gallese   fra il 1926 ed il 1934. Egli sosteneva la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti e che dovesse avere carattere preventivo ed essere priva di effetti collaterali. Questa terapia rappresenta un valido strumento d’integrazione della medicina accademica, proprio per l’assoluta mancanza di effetti collaterali e per la facile integrabilità con i farmaci e con le metodiche tradizionali. Ad esempio la combinazione di questa cura con la psicoterapia a volte rappresenta una svolta decisiva, perché le cause profonde della malattia diventano interiormente accessibili al paziente. Alla base della floriterapia c’è proprio il principio secondo il quale nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici e dei disagi emotivi, i quali determinano poi l’insorgere dei sintomi fisici. I fiori di Bach sono una serie di 38 essenze naturali che comprendono una gamma di 38 schemi comportamentali negativi della natura umana. Sono estratte da fiori, cespugli ed alberi non coltivati, atossici e raccolti allo stato selvatico in determinati luoghi non contaminati. Bach scelse per mettere in atto il suo metodo delle piante di Ordine Superiore, escludendo le piante commestibili e quelle velenose. Ogni singola essenza cura il disturbo psicologico che ha causato, o potrebbe causare, un certo malessere fisico. I fiori ci aiutano a cambiare il nostro atteggiamento attuando così il processo di guarigione attraverso un riconoscimento onesto dei nostri stati d’animo.  Spesso è possibile mettere in relazione il rapporto che intercorre tra il disagio emotivo del quale soffriamo con gli organi che vengono colpiti dalla patologia fisica. La moderna branca della medicina definita Pnei (Psiconeuroendocrinoimmunologia) è una scienza che attualizza e riconosce queste intuizioni del dr. Bach : tutto il corpo pensa, ogni emozione si riflette in una o più zone fisiche del nostro corpo determinando una condizione di salute o di malattia . Riequilibrando la nostra personalità riusciremo ad attenuare e ,in alcuni casi, ad eliminare i disagi fisici. La Floriterapia, così come tutta la Naturopatia, non si pongono come sostituto della medicina allopatica, ma come strumento complementare, in un’ottica secondo cui l’approccio alla malattia può comportare modalità di intervento differenti, che agiscono in sinergia allo scopo di prevenire malattie più gravi. La valutazione del singolo caso quindi non deve basarsi sull’esame dei sintomi o su una diagnosi clinica ma sull’esame del terreno della persona, dei fattori esterni con cui entra continuamente in contatto e sullo stile di vita del soggetto, al fine di individuare ed eliminare proprio ciò che sta all’origine dello squilibrio.

 

"Il nostro lavoro consiste 

nell’aderire esclusivamente alla semplicità e alla purezza di questo metodo."

 

            E. Bach, 1936