Centro Studi Naturopatici

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lunedì 24 dicembre 2018

venerdì 16 novembre 2018

Se son rose fioriranno !


Il 17 settembre si è tenuta la prima riunione della Commissione istituita presso il Ministero della Salute per discutere delle evidenze scientifiche della medicina omeopatica. I membri della commissione sono per la maggior parte i direttori dei dipartimenti dell’istituto superiore di Sanità e alcuni rappresentanti delle Federazioni e sociatà scientifiche che si occupano di omeopatia clinica in Italia. Questa commissione ha il compito di vagliare il complesso di studi scientifici (ciarca 2000) che negli ultimi anni sono stati prodotti per valutare le basi scientifiche dell’omeopatia. La volontà di istituire la commissione nasce dalle polemiche che ripatutamente si verificano in merito alla scientificità della medicina omeopatica sostenute da istituzioni e medici clinici. Ultima tra tutte la questione sollevata dal così detto Repot Australiano ,pubblicato in pompa magna nel 2015, promosso dal Consiglio di Ricerca Medica e sulla Salute Australiano e fortemente critico nei confronti delle prove di efficacia della omeopatia. Tuttavia anche questa volta la serietà delle conclusioni a cui sono arrivati valiando 176 studi, molti dei quali randomizzati, è messa a dura prova da una indagine del Senato Australiano . Infatti il rappresentante del Consiglio di Ricerca australiano ha dovuto ammettere sotto giuramento di non avere seguito le linee guida e gli standard scientifici riconosciuti nella revisione delle prove di efficacia sull’omeopatia e che addirittura  i criteri di valutazione erano stati modificati in corso d’opera . A causa di questo discutibile modo di operare 171 su 176 studi erano stati classificati inaffidabili e quindi esclusi dalla valutazione conclusiva, creando così ulteriori dubbi ingiustificati sull’argomento. Se si fossero seguite le regole moltissimi studi esclusi sarebbero non solo stati validati per aver seguito un protocollo di ricerca serio e meticoloso ma avrebbero riportato risultati positivi a favore della omeopatia, come in seguito si è scoperto rivedendo tutto il processo di metanalisi.  

giovedì 4 ottobre 2018

Il microbiota: la vita dentro


Il tratto gastro-intestinale, oltre alla pelle, la bocca, la vagina e le vie respiratorie, è abitato da comunità microbiche particolari con strutture e funzioni specifiche. Per “microbiota intestinale” si intende l’ecosistema complessivo formato da funghi, virus e batteri che si sono adattati a vivere sulla superficie mucosa dell’intestino o nel suo lume, sviluppandosi immediatamente dopo la nascita, influenzato dalla modalità del parto (vaginale vs cesareo), dalla nutrizione iniziale (allattamento al seno vs artificiale) e dal genotipo dell’ospite. I funghi che costituiscono il micobioma  comprendono Candida, Saccharomyces, Aspergillus e Penicillium. Essi hanno un ruolo importante grazie alle complesse interazioni funghi-batteri, funghi-funghi e funghi-ospite, che influenzano la salute e, in alcuni casi, le malattie dell’ospite.  I virus invece costituiscono il viroma. Si ritiene che i virus influenzino lo stato di salute dell’ospite interferendo con la struttura della comunità e della funzione batterica, ma non è ancora chiaro come questa influenza si eserciti Il microbiota è formato da circa 100 trilioni  di microbi, il cui numero è 10 volte superiore al numero delle cellule del nostro organismo contribuendo a circa 1,5-2 kg del suo peso totale . Nel corso dei primi 3 anni di vita avvengono le modificazioni più significative della composizione del nostro microbiota. In seguito la sua composizione sarà per lo più costante anche se influenzata in parte dalle condizioni fisiologiche che cambiano con il passare degli anni fra cui l’età, l’assunzione di farmaci e la dieta. Ognuno di noi ha una sua impronta digitale batterica cioè un profilo di specie batteriche presenti del tutto individuale.
 
Il mantenimento di un microbiota efficiente è alla base della nostra salute e per questo spesso si utilizzano integratori contenenti fermenti lattici definiti anche probiotici. Se digitiamo le parole Probiotici o Fermenti lattici in un qualsiasi motore di ricerca su internet sicuramente, in pochi secondi la nostra ricerca restituirà migliaia di siti dedicati all’argomento e un numero spropositato di pubblicazioni scientifiche che dimostrano l’efficacia dell’integrazione con questi amici della nostra salute. Il loro ruolo non è relegato solo al benessere del nostro intestino ma si sono indagati la loro capacità di prevenire patologie come l’obesità le allergie l’asma, le dermatiti fino a provare ciò che la medicina tradizionale cinese asseriva già 2500 anni fa e cioè che il nostro intestino può essere considerato il nostro secondo cervello grazie alla presenza di quantità significative di neurotrasmettitori sintetizzati anche grazie alla presenza dei microorganismi che compongono il nostro microbiota. Un vero e proprio mondo a parte con cui conviviamo in simbiosi e che è responsabile di una miriade di processi utili al nostro benessere primo fra tutti la nostra digestione che non potrebbe avvenire in maniera efficiente senza la presenza di questi piccoli amici. Per questo motivo la fantasia dei produttori di integratori si è sbizzarrita fino ad introdurre i probiotici in una quantità industriale di prodotti spesso senza una qualsiasi logica clinica sottostante. Non solo, spesso risulta anche incomprensibile la scelta dei ceppi utilizzati in relazione alla funzione che questi integratori dovrebbero sostenere. La domanda che dobbiamo porci è a questo punto quale sia il criterio corretto per sceglierli e quale sia il modo giusto per usarli. Fare chiarezza è indispensabile perché paradossalmente , a fronte di centinaia di probiotici presenti sul mercato, sono pochi i batteri sui quali abbiamo certezze e indicazioni precise per l’uso clinico e che quindi possono essere utilizzati per una integrazione sicura e consapevole. La scelta non è quindi così semplice e gli equivoci non mancano tanto che spesso sul mercato si possono trovare prodotti che vengono venduti come probiotici usando in maniera disinvolta questo termine che invece ha un significato molto preciso dettato dalla Organizzazione Mondiale della Salute : “ un organismo vivente che, somministrato in edeguate quantità, comporta un beneficio all’ospite.” Fortunatamente la normativa italiana in materia risulta essere una delle più rigorose e prevede dei criteri più stringenti per definire ciò che è probiotico e ciò che non lo è. Innanzitutto può essere usata la parola probiotico solo se i batteri utilizzati appartengono a ceppi usati tradizionalmente per integrare la microflora intestinale, se sono caratterizzati geneticamente, se sono attivi nell’intestino e presenti in quantità tale da moltiplicarsi e integrarsi con la microflora esistente. Inoltre è necesserio che siano stati  dimostrati sia la loro  sicurezza per l’uso umano, sia i benefici ottenibili. Questo perchè l’attività biologica ottenibile  dipende dal ceppo di appartenenza, dato che ceppi simili tra loro possono avere azioni opposte o molto  diverse. E’ quindi necessario porre molta attenzione su ciò che assumiamo  come probiotico perchè in alcuni casi il fermento lattico sbagliato potrebbe risultare addirittura controproducente per la nostra salute soprattutto se apparteniamo a gruppi di popolazione a rischio come coloro che presentano patologie infiammatorie importanti come il morbo di crohn o la rettocolite ulcerosa che presentano una alterata permeabilità intestinale oltre che un malassorbimento cronico. Inoltre ogni popolazione di probiorici trova il suo ambiente ideale di attecchimento in aree differenti del nostro intestino producendo di conseguenza delle azioni diverse. Sappiamo ad esempio che il Lactobacillus rhamnosus GG resiste agli acidi gastrici e alla bile e aderisce molto bene all’intestino colonizzandolo efficacemente, tanto da poter essere ritrovato nelle feci anche quattro settimane dopo il trattamento. Questo ceppo risulta  utile per le diarree acute da infezioni, per prevenire la diarrea da antibiotici e quella di chi è ricoverato nei reparti di terapia intensiva degli  ospedali; Inoltre attiva con la sua presenza il nostro sistema immunitario migliorando la nostra risposta ad eventuali aggressioni. Anche la dose cioè la quantita di microrganismo pro dose che introduciamo ha la sua importanza. E’ stato provato che con meno di un miliardo di batteri vivi è difficile che si possa avere un qualunque effetto. Perciò è importante verificare il dosaggio di probiotici nel prodotto che si acquista. Tuttavia le ricerche hanno dimostrato che non è necessaria una quantità esagerata di batteri per dose perchè la cosa essenziale è che questi microorganismi siano sufficientemente attivi nel riprodursi e nell’integrarsi con il microbiota dell’ospite. Inoltre non  esistono neppure prove scientifiche che dimostrino una superiore efficacia delle combinazioni di probiotici rispetto a un ceppo singolo anche se io ritengo che , a seconda della situazione contingente, a volte sia utile intervenire con un singolo probiotico ma altre sia necessario lavorare in settori diversi dell’intestino e quindi con ceppi diversi che colonizzano in tratti diversi del nostro apparato diggerente. Buona salute a tutti!

venerdì 14 settembre 2018

Bioelettronica : la medicina del terreno Come possiamo scegliere l’acqua da bere


  "La Malattia è una Specie di disarmonia, che insorge quando una parte del Tutto non vibra più all'unisono con le altre parti".
(
Edward Bach, medico, 1886-1936)

"
L’arte di restare sani consiste nel conservare lo stato di corretta vibrazione cellulare.
Guarire e' ristabilire lo stato di equilibrio oscillatorio
" -
Georges Lakhovsky

 


Abbiamo visto con l’articolo precedente che per definire la qualità dell’acqua che beviamo non bastano solamente le rigorose analisi chimico fisiche e microbiologiche che  vengono effettuate ma è anche importante assicurarci un’acqua buona da un punto di vista organolettico e ,se possibile, di alta qualità secondo la bioelettronica secondo Vincent. Vincent in pratica affermava che un’acqua con residuo fisso alto (molti minerali disciolti) influisca negativamente sulla salute delle persone, perchè inibisce la funzione principale dell’acqua: ovvero quella di legarsi alle tossine e di espellerle attraverso urina, sudore e respirazione. Come abbiamo accennato nell’articolo precedente Claude Vincent era un idrologo francese nato nel 1906 a Puy in Francia. Nel 1926 divenne professore d’igiene alimentare e nel 1936, dopo 10 anni di studi, Vincent scoprì le leggi bioelettroniche dell’acqua grazie all’enorme quantità di dati statistici sulla popolazione che aveva a disposizione come accademico.  L’acqua ideale per mantenere una buona salute è l’acqua oligominerale, a basso contenuto di sali minerali, che ha queste caratteristiche:

 
·         pH (che misura il grado di acidità e di alcalinità dell’acqua) compreso tra 6 e 6,8

·         rH2 (che misura la quantità di elettroni in una sostanza liquida), compreso fra 20 e 50

·         ro (che indica la capacità di un liquido di condurre elettricità) il più alto possibile a partire da 6000 ohm

 Partendo da queste considerazioni possiamo fare le nostre scelte sia se dobbiamo scegliere acque minerali in bottiglia sia se decidiamo di usare l’acqua del sindaco. Anche perchè su internet abbondano siti che propongono metodologie per rendere più energetica o vitale l’acqua che beviamo ma spesso è difficile capire quanto di vero ci sia in tutto questo. E’ sorprendente notare che l’acqua pur avendo  una  formula chimica semplicissima risulta essere la molecola che ancora oggi stimola una serie infinita di ricerche accademiche anche di prestigio come il recente lavoro dell'equipe italo-francese di Luc Montagnier che ha constatato scientificamente che l’acqua è in grado di trattenere l’informazione ricevuta, memorizzando le caratteristiche della sequenza di DNA. Non solo, quando si trovano in soluzioni acquose, alcune sequenze di DNA sono in grado di emettere segnali elettromagnetici a bassa frequenza. In questo esperimento due provette adiacenti, e fisicamente separate, sono state collocate all’interno di una bobina di rame e sottoposte ad un debole campo elettromagnetico di 7 hertz. L’apparato viene isolato dal campo magnetico naturale terrestre per evitare interferenze. Una provetta contiene un frammento di DNA lungo 100 basi opportunamente diluito, una seconda provetta contiene acqua pura distillata. Dopo 16 – 18 ore, entrambi i campioni vengono sottoposti ad un metodo di routine usato per amplificare tracce di DNA, utilizzando enzimi, al fine di poter fare molte copie del materiale originario. Si tratta di una reazione a catena, detta polimerasi. Dopo questo procedimento, il frammento di gene è stato recuperato in entrambe le provette, anche se una conteneva solamente acqua distillata! Grazie a questo studio, spiegano i ricercatori, sarà possibile sviluppare sistemi diagnostici basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano dato che malattie cronicheinformano” l’acqua dell'organismo della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati. Questa ricerca inoltre permetterà di  arrivare a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento dei rimedi  omeopatici ed omotossicologici. A tal proposito è interessante riportare parte di una intervista a Giuseppe Vitiello, Fisico teorico del Dipartimento di Matematica e informatica dell’Università di Salerno che ha partecipato allo studio italiano  guidato da Del Giudice

 “Il dato molto importante è che una rivista ufficiale di fisica come il Journal of Physics ha pubblicato per la prima volta una ricerca che normalmente sarebbe di competenza di una rivista di biologia o medicina. Un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche.”

Questa possiamo considerarla la prova inconfutabile che l’acqua è in grado di portare con sé messaggi, fisici o vibrazionali e ciò  ci permette di dedurre che è possibile fornire una particolare energia all’acqua che beviamo. Ma l’argomento del presente articolo è inerente ai parametri di bioelettronica secondo Vincent e la domanda che ci siamo posti è come migliorare la qualità dell’acqua in relazione a tali parametri. Per quanto riguarda le acque minerali in bottiglia la nostra scelta dovrebbe ricadere tra le acque con il più basso residuo fisso, acque di alta montagna che soddisfano almeno il parametro della resistività e del residuo fisso come si può dedurre dalla tabella qui sotto riprodotta.

 


 
Queste acqua  soddisfano il parametro della resistività perchè sono dotate di bassa conducibilità ma spesso è necessario verificare il pH presente che invece spesso è fuori dal range proposto di Vincent che prevede un intervallo tra il 6 e il 6,8.
E’ interessante notare che l’acqua che si avvicina di più ai parametri ideali è quella che è presente nella frutta e nalla verdura, acqua che potremmo definire biologica e quindi biocompatibile. Se all’acqua in bottiglia ,che presenta un notevole impatto ambientale, preferiamo l’acqua del sindaco, dobbiamo innanzitutto collegarci al sito del nostro fornitore e verificare le analisi alla fonte dell’acqua che ci viene erogata. Nel mio caso mi sono collegato al sito del fornitore e ho verificato le analisi chimico fisiche e microbiologiche dell’acqua erogata a casa mia

 

Punto di prelievo: Serbatoio ********, Valdagno 16 ottobre 2017
Rif
Parametri chimico-fisici e microbiologici
VALORE
UM*
V.d.P.**
1
Attività ioni idrogeno (pH)
7,9
[unità pH]
6,5-9,5
2
Torbidità
< 0,5
[NTU]
-
3
Durezza totale in gradi francesi
20,8
[°F]
-
4
Residuo fisso a 180° C
258
[mg/l]
-
5
Cloruri
2,5
[mg/l]
250
6
Fluoruri
< 0,20
[mg/l]
1,5
7
Solfati
57,6
[mg/l]
250
8
Nitriti
< 0,05
[mg/l]
0,5
9
Nitrati
4,2
[mg/l]
50
10
Calcio
54,4
[mg/l]
-
11
Magnesio
17,6
[mg/l]
-
12
Sodio
2,4
[mg/l]
200
13
Potassio
0,5
[mg/l]
-
14
Disinfettante residuo
0,15
[mg/l]
-
15
Batteri coliformi a 37°C
0
[n./100 ml]
0
16
Enterococchi
0
[n./100 ml]
0
17
Escherichia coli
0
[n./100 ml]
0
18
Carbonio Organico Totale (TOC)
< 0,50
[mg/l]
-
19
Bicarbonati
179
[mg/l]
-

 In complesso un’acqua di buona qualità ma che ovviamente non soddisfa adeguatamente i tre parametri di Vincent. Ho quindi fatto un piccolo esperimento casalingo utilizzando due strumenti: un Phametro e un conducimetro che sicuramente non risultano sensibili ed affidabili come costosi strumenti di laboratorio  ma che soddisfano le mie esigenze casalinghe. Ho quindi valutato il PH e la conducibilità dell’acqua fornita e dell’acqua dopo trattamento di filtraggio con un (questo sì costoso!) impianto di depurazione con filtri al carbone attivo e filtro di membrana. I risultati riportati nella tabella qui sotto confermano il netto miglioramento della resistività e del Ph. Quindi almeno due dei parametri di Vincent  possono essere migliorati utlizzando questi dispositivi. Non avendo a disposizione il coefficiente redox di partenza nè uno strumento adeguato per la misurazione ho tralasciato la valutazione di questo parametro.

 
In sintesi, secondo la metodica BEV, l’acqua da bere dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: Valori
 
Ideali
BEV
 
Acqua
acquedotto
 
Acqua
dopo
Filtrazione
Residuo fisso
< 120 mg/lt
167 mg/l
25 mg/l
 
pH
Tra 6,2 e 6,8
7,86
6,66
 
 
Resistività*
 
> 6.000 Ω (Ohm/cm)
 
2.994 Ω
 
38.461 Ω
 
 

L’acqua è stata filtrata attraverso un impianto ********.

In alcuni siti viene riportata la possibilità di migliorare i parametri di Vincent attraverso l’uso di cristalli di minerali immersi direttamente nell’acqua  o in maniera più igienica attraverso graziose ampolle di vetro contenenti i suddetti cristalli. In una bottiglia di vetro  devono essere introdotti  un minimo di tre pietre,  lasciando riposare il tutto per 24 ore  perché possano agire. Per controllare queste informazioni ho effettuato un piccolo esperimento casalingo mettendo in immersione in un bicchiere di acqua un cristallo di ametista per 24 ore.




 

Come si può constatare dalle foto il mio piccolo esperimento ha dimostrato che l’esposizione per 24 ore dell’acqua all’azione dei cristalli non cambia i parametri di Vincent e quindi non migliora la qualità dell’acqua da questo punto di vista. Buona Acqua a Tutti!

martedì 4 settembre 2018

PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE


Questo è il momento giusto per pensare alla prevenzione sia delle patologie invernali, soprattutto se l'anno scorso la vostra salute ha vacillato, sia per la desensibilizzazione per chi soffre di allergie da acari. Se vi serve un consiglio siamo a vostra disposizione.

mercoledì 22 agosto 2018

BUONA ACQUA A TUTTI!


 

“Il tasso di mortalità per ogni tipo di malattia e in particolare ... affezioni cardiovascolari e cancro, è direttamente legato alla qualità dell’acqua distribuita alla popolazione. Esso cresce in modo particolare quando le acque sono molto mineralizzate e rese potabili artificialmente dopo trattamento fisico ed aggiunte di prodotti chimici ossidanti”

Luis Claude Vincent

 

L’acqua è la sostanza fondamentale per la vita sul nostro pianeta e per il benessere  del nostro organismo che è composto in una percentuale variabile dal 90% da acqua nei bambini fino al 60% in età adulta. L’acqua è il solvente fondamentale per tutte le nostre funzioni vitali come ad esempio lo svolgimento del processo digestivo attraverso l’azione dei succhi gastrici e degli enzimi, la regolazione dell temperatura corporea attraverso il sudore, lo scambio delle sostanze nutritive dall’esterno all’interno delle cellule,  lo svolgersi delle  trasmissioni bioelettriche attraverso le membrane cellulari. Per questo motivo Il nostro organismo possiede un efficace sistema di gestione dell’equilibrio idrico per cui per ogni perdita di acqua dovuta a sudore, urina ecc si dovrebbe attivare  il segnale della sete che ci indica di reintegrare l’acqua consumata. Spesso ciò non avviene perchè il nostro stile di vita e alimentare fa sì che ci “dimentichiamo” di bere e creiamo così le condizioni per una disidratazione progressiva del nostro organismo. Noi possiamo reintegrare l’acqua sia direttamente, bevendo, sia indirettamente attraverso l’assunzione degli alimenti,  di origine vegetale e animale che ne contengono al loro interno. Inoltre l’organismo produce una quota di acqua definita come “acqua metabolica” provveniente dalle reazioni biochimiche che avvengono costantemente nel nostro organismo. In media, per mantenere un giusto equilibrio idrico dobbiamo introdurre circa 2,5 litri di acqua ogni giorno di cui 1,5 litri sotto forma di acqua e 1 litro attraverso l’assunzione di alimenti ricchi di questo elemento. L’acqua che possiamo utilizzare non è tutta uguale anzi! Per questo motivo dovremmo prendere in considerazione attentamente se l’acqua che introduciamo risulta essere di qualità.

Ma  cosa si intende comunemente per  qualità dell’acqua?

La qualità per la legge italiana viene  definita come la rispondenza ad un riferimento, ad una normativa alla quale un determinato prodotto deve sottostare. Nel caso specifico dell’acqua destinata al consumo umano lo standard è rappresentato dal Decreto Legislativo 31/2001 che è  attuazione della direttiva comunitaria 98/83. Tale decreto prevede che le caratteristiche di un’acqua siano definite dal soddisfacimento di 54 parametri: 2 “microbiologici”, 28 “chimici” (elementi indesiderabili e tossici, per i quali sono fissati limiti imperativi di concentrazione), 21 “indicatori” (elementi per i quali sono stabiliti valori consigliati che non dovrebbero essere superati) e 3 di “radioattività”. Dal punto di vista legislativo, quindi, un’acqua è considerata di qualità se soddisfa dei canoni, condivisi a livello comunitario, di natura igienico-sanitaria. Tali parametri riguardano gli aspetti microbiologici e chimico fisici. Una buona acqua da bere infatti deve essere sicura, ovvero non contenere microrganismi o sostanze in grado di nuocere alla salute umana. Questa può essere definita come la qualità istituzionale dell’acqua dato che è completamente misurabile e quantificabile. Tuttavia la qualità complessiva di un’acqua è determinata anche da altri aspetti che possono essere legati per esempio all’impatto ambientale che l’acqua che beviamo può determinare, ossia al consumo di risorse materiali, di energia e di produzione di rifiuti . Tale aspetto è particolarmente critico per le acque in bottiglia a causa del notevole impatto ambientale richiesto dalla produzione dei contenitori in plastica, dal loro smaltimento e dal trasporto a distanza dell’acqua confezionata. E’ ovvio che anche le acque di acquedotto hanno un impatto ambientale, seppur diverso e minore rispetto a quelle in bottiglia. Esso è dovuto ai materiali di rifiuto che si producono nei trattamenti di potabilizzazione, ai reagenti chimici utilizzati, all’energia richiesta dagli impianti e dalle perdite idriche che avvengono lungo la rete di distribuzione. Ma per il consumatore la qualità dell’acqua che utilizza per il suo sostentamento non può e non deve tenere conto solo di questi aspetti perchè l’acqua da bere deve essere anche “buona”, gradevole, senza sapori e odori estranei. Un concetto tanto semplice da essere ovvio. Ed è proprio questa la principale criticità che viene evidenziata  per  l’acqua di acquedotto, sicura dal punto di vista sanitario ma troppo spesso carente nei caratteri organolettici quali il sapore determinato dai residui di disinfettanti a base di cloro usati comunemente per la potabilizzazione. Sembrerebbe che a questo punto tutti gli aspetti relativi alla qualità dell’acqua ad uso potabile siano stati trattati nel presente articolo......ma per la naturopatia  non è così! Devono essere considerati anche altri parametri che ci possono guidare per la scelta dell’acqua più idonea alla nostra salute. Le cellule infatti  vivono e respirano scambiando nutrienti con l’ambiente in cui sono immerse.
Se questo è pulito ed energeticamente equilibrato, esse godranno di un efficiente apporto di nutrienti, una buona vitalità, una notevole capacità di autorigenerarsi e guarirsi. Al contrario, un ambiente squilibrato, ossidato ed elettrochimicamente sbilanciato, carico di tossine, causerà un progressivo indebolimento delle cellule fino alla comparsa di disturbi cronici e disfunzioni più o meno gravi. Il fatto che l’acqua sia idonea da un punto di vista chimico fisico, microbiologico e organolettico non ci dice molto sulla vitalità vibrazionale di questo elemento tanto importante ed indispensabile per la nostra salute. Ma esiste un metodo scientifico per misurare la vitalità vibrazionale dell’acqua? Ebbene sì da oltre sessanta anni esiste una metodica scientifica sperimentata in Francia dall’ingegnere idrologo Luis Claude Vincent e definita metodo della bioelettronica di Vincent (BEV). Se la medicina ufficiale si occupa in particolare dello studio e dell’analisi chimica e strutturale di campioni biologici, la bioelettronica rivolge i suoi studi verso i fattori espressamente più elettrici, elettromagnetici ed energetici delle soluzioni, proponendosi come strumento con un’area d’azione differente e complementare rispetto alle altre metodiche già conosciute. Questa tecnica di analisi è poco nota e ancor meno applicata in Italia, mentre in altri Paesi, essa è riconosciuta dal Sistema Sanitario pubblico e considerata come una tecnica sanitaria che ha un fondamento certo e scientificamente provato. Essa utilizza dei parametri chimico fisici che possiamo rilevare nelle etichette delle acque minerali  e precisamente : il PH l’ossidoriduzione rH2 e la Resistività elettrica Rò. Nelle bottiglie di acque minerali possiamo rilevare in etichetta il Ph e la conducibilità da cui possiamo ricavare la resistività Rò mentre l’ossidoriduzione  non viene riportata perchè considerata meno attendibile ma spesso reperibile nelle analisi complete riportate nei siti ufficiali delle case produttrici di acque minerali. Secondo la metodica BEV l’acqua potabile dovrebbe avere i seguenti valori:


In sintesi, secondo la metodica BEV, l’acqua da bere dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: Valori
 
 
Limiti
nazionali di legge
 
 
Ideali
BEV
Inquinamento microbiologico
Assente;
talora consentito in tracce
Assente
 
 
Inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze inquinanti
Consentite tracce
assente
Residuo fisso
1500 mg/l
< 120 mg/lt
 
pH
Tra 5.6 e 9
Tra 6,2 e 6,8
 
Ossidoriduzione
Non
determinata
Coefficiente Redox
tra 25 e 28
 
Resistività *
Non determinata
> 6.000 Ω (Ohm/cm)
 

 

(*): Se un’acqua ha le caratteristiche di cui sopra, ma non la resistività ideale, secondo la metodica BEV, benché tale acqua sia legalmente potabile, a lungo andare non nutre, anzi, potenzialmente potrebbe danneggiare le nostre cellule.

 


Nella metodica BEV, questi tre dati vengono rappresentati in un foglio di lettura (vedi sopra), diviso in quattro quadranti. Il quadrante in basso a sinistra è definito acido ridotto, quello in alto a sinistra acido ossidato. In basso a destra alcalino ridotto, in alto a destra alcalino ossidato. Nella zona centrale sussistono i valori vitali pertanto più la correlazione di questi parametri ci porta verso il centro più l’acqua sarà vitale per l’organismo. I nostri tessuti ,che sono fatti per lo più da acqua, sono destinati ad orientarsi con il tempo  verso il riquadro alcalino ossidato che è un terreno potenzialmente ideale per le patologie cronico degenerative. Quindi una alimentazione ed una idratazione ottimale anche da un punto di vista energetico vibrazionale ci aiuterà a mantenere un terreno acido ridotto che compenserà questa tendenza. Per esempio prendiamo in considerazione due acque minerali proviamo a metterle a confronto rispetto ai valori ideali di BEV. Possiamo constatare che la Plose è migliore della Sant.anna di Vinadio secondo il metodo BEV.

 


In sintesi, secondo la metodica BEV, l’acqua da bere dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: Valori
 
Ideali
BEV
 
Esempio:
Plose
 
Esempio:
S. Anna di
Vinadio
Inquinamento microbiologico
assente
assente
assente
Inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze inquinanti
assente
assente
assente
Residuo fisso
< 120 mg/lt
21 mg/l
39,2mg/l
 
pH
Tra 6,2 e 6,8
6,6
7,4
 
Ossidoriduzione
Coefficiente Redox
tra 25 e 28
27
(dichiarata in etichetta sul sito internet “acquaplose.it”)
>25
Non dichiarata
 
Resistività*
 
> 6.000 Ω (Ohm/cm)
 
35.000 Ω
 
15197 Ω
 
 

 

A conferma della validità del metodo, sono stati pubblicati oltre un milione e mezzo di analisi, da più di trent’anni, in numerosi Paesi del mondo. I dati che sicuramente risultano essere reperibili e che ci danno una buona approssimazione sulla qualità dell’acqua sono il PH, il residuo fisso e la conducibilità in microsimens per cm convertibile in resistività espressa in Ohom/cm dividendo il numero 1.000.000 per il numero indicato in etichetta (micro Siemens/cm)

Tuttavia al fine della nostra valutazione casalinga del valore vibrazionale ed energetico della nostra acqua  ,fatti salvi i valori di potabilità, e accertato un buon pH, ciò che conta veramente è il valore della resistività elettrica dell’acqua perchè le nostre cellule possono impoverirsi di capacità di scambio elettromagnetico, non acquisendo elettroni vitali e quindi ossidandosi. Tale “nutrimento” è importante, ma poco considerato o non considerato del tutto da certi settori della scienza moderna, anche medica. Per migliorare la qualità dell’acqua che beviamo abbiamo due possibilità:

 

1)    Acquistare acque che presentino i parametri BEV ottimali

2)    Modificare la qualità vibrazionale ed energetica dell’acqua di casa adottando metodiche in grado di migliorare i parametri BEV della nostra acqua del sindaco

 

.... Ma questo sarà argomento del prossimo articolo. Buona giornata a tutti