Centro Studi Naturopatici

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giovedì 3 marzo 2011

Antropologia dell'alimentazione


Se “l’uomo è ciò che mangia”, come affermò Feuerbach, esso è tale non solo per il filosofo ma anche per chi si occupa di biologia umana. Studi su popolazioni attuali, indagini paleoantropologiche e osservazioni in natura sui Primati documentano infatti in maniera sempre più chiara l’importanza dell’alimentazione nella storia naturale dell’uomo. L’alimentazione influenza, infatti, lo stato di salute e la costituzione fisica di una popolazione e ha giocato un ruolo non secondario nel corso della nostra evoluzione. Ma come è cambiata l'alimentazione della specie umana durante la sua storia? La domanda sembra di poca importanza ma in reatà sull'argomanto si sono sprecati fiumi di inchiostro. Ogni tesi è stata avvalorata da studi sui resti di ominidi per sostenere, a seconda della convenienza, che l'uomo è essenzialmente un animale vegetariano o al contrario che l'uomo è cacciatore per definizione. Con queste poche righe cercheremo di dire la nostra sperando di rimanere i più obiettivi possibile. Anche perchè questo tipo di valutazioni ci possono effettivamente suggerire quele sia l'alimentazione più adatta per un benessere duraturo. Tra i dodici e i quattordici milioni di anni fa (per gli studiosi l'epoca definita Miocene) un gruppo di primati che avrebbe in seguito dato origine all'Homo Sapiens popolava l'africa subshariana. Quei Primati vivevano raccogliendo sugli alberi il loro cibo, composto prevalentemente di frutti, oltre che di germogli, bacche, foglie, integrati da qualche insetto e verme che costituivano l'unica fonte proteica. Questo tipo di alimentazione è in grado di fornire circa 700 calorie per Kg sotto forma di zuccheri semplici come fruttosio e una buona quantità di vitamine fibre, sali minerali e acqua alimentare. Questo comportava che i nostri progenitori, pur mangiando grandi quantità di frutta, non assumessero mai più calorie di quante erano in grado di utilizzare giornalmente, condizione che caratterizza del resto tutti gli animali allo stato selvaggio che vivano in ambienti dal clima temperato. Ma circa due milioni di anni fa il clima africano divenne più secco e le foreste si ridussero notevolmente per far posto alle savane. Questo cambio climatico comportò una diminuzione degli alberi e dei relativi frutti e gli ominidi dovettero scendere dagli alberi e cercare i frutti del sottobosco, i semi delle praterie, principalmente graminacee,cereali, bulbi, rizomi e tuberi.Per arricchire la propria dieta di proteine iniziarono a raccogliere uova e a cacciare pesci,molluschi dei laghi salati e dei fiumi e animali o a nutrirsi dei resti di animali morti. Alcuni Ominidi, già 3,5milioni di anni fa, avevano superato un altro gradino dell’evoluzione con la comparsa della stazione eretta rendendo libere le mani per la raccolta del cibo e per l’uso di armi rudimentali di pietra per la difesa, per la raccolta di radici e per la caccia.Con il moltiplicarsi della specie, fu necessario per essi espandersi dalle foreste tropicali dotate di frutti per tutto l’anno verso terre con climi non più tropicali.Iniziarono così le grandi migrazioni.L’alimentazione che prima era essenzialmente vegetariana divenne parzialmente carnivora.Comparvero così nella alimentazione dei primi ominidii primi grassi alimentari ma certamente in quantità di pochi grammi al giorno. La comparsa nell’alimentazione della componente proteica, potrebbe aver determinato, secondo alcuni studiosi, la particolare evoluzione di quel ramo dei Primati, che nell’arco di oltre 6 milioni di anni ha portato allo sviluppo di una intelligenza superiore e di particolari tipi di comportamento dando luogo al ramo evolutivo che poi ha sviluppato l'Homo Sapiens. Contemporaneamente avvennero altre importanti evoluzione della specie, come la suddivisione delle diverse funzioni fra l’uomo cacciatore e la donna raccoglitrice, con funzioni di preparare il cibo, oltre che di assicurare la sopravvivenza della specie.Il miglioramento della alimentazione, con la dieta più varia e di diversa provenienza, determinò anche una grande crescita numerica degli ominidi e di conseguenza una rarefazione della selvaggina all’inizio del Pliocene; gli ominidi perciò furono costretti a migrare al seguito delle grandi mandrie di animali. L’Homo Habilis, con cervello più sviluppato, posizione eretta, mano prensile e capace di movimenti fini, invase la savana e, continuando a nutrirsi di vegetali, integrò con maggior continuità la dieta con carni di prede raccolte e sottratte ai carnivori. Ciò gli permise di sviluppare il cervello con le sue funzioni e grazie alla sua abilità manuale, una cultura grossolana degli utensili. La sua dieta divenne così equilibrata, onnivora composta di frutta, vegetali, carne e pesce, convantaggi per l’adattamento e la sopravvivenza.Dall’Homo Habilis deriverà l’Homo Erectus (da 1,8 milioni a 300.000 anni fa), che utilizzò il fuoco e perfezionò la lavorazione di strumenti di pietra, con un comportamento simile a quello degli attuali raccoglitori-cacciatori presenti in alcune zone isolate del pianeta.Esso rappresenta l’ultimo gradino prima dell’Homo Sapiens, l’attuale specie dominante. Con l'addomesticamento di alcune specie animali e con la necessità di ripari più sicuri nacque anche l’agricoltura che si affermò definitivamente in Medio Oriente tra gli 8000 e i 9000 anni a.C.,determinando profonde modificazioni del metabolismo umano. Come conseguenza di questo nuovo fenomeno , fu possibile all’uomo agricoltore allevare animali domestici adatti alla nutrizione che, vista la riduzione di importanza della caccia , integrarono la dieta delle proteine animali indispensabili al suo metabolismo. A conclusione di questo rapido viaggio nella storia dell’uomo e del suo sistema di nutrizione, considerando che l’uomo è comparso sulla terra circa 2 milioni di anni fa, si calcola che per il novanta per cento di questo periodo egli sia rimasto raccoglitore e poi cacciatore e solo negli ultimi 10.000 anni abbia cominciato ad addomesticare piante ed animali. E’ quindi possibile se non probabile che le ultime modificazioni della dieta introdotte dall’agricoltura e dall’allevamento degli animali, dalla cottura dei cibi e dal loro trattamento, dall’aggiunta del sale e da molte altre variazioni degli ultimi secoli abbiano indotto alterazioni del metabolismo non ancora assimilate dal nostro codice genetico e pertanto possibili fonti di malattie metaboliche e degenerative.Se continuiamo a seguire questo percorso logico, si può ritenere che ancora oggi l'alimentazione adatta alla specie umana sia una alimentazione prevalentemente vegetariana con l'introduzione di modiche quantità di fonti proteiche animali e che le fonti proteiche di origine animale dovrebbero essere a basso contenuto di grassi e presentare un rapporto corretto tra gli acidi grassi della serie omega 3 e omega 6, tipicamente presente nella selvaggina che conduce una vita attiva. La carne presente sulle nostre tavole è invece proveniente da animali che conducono spesso una vita sedentaria e alimentati con mangimi che aumentano i livelli di grassi omega 6 proinfiammatori e riducono la presenza di grassi omega 3. Per trovare una conferma scientifica alcuni ricercatori canadesi hanno codotto uno studio per valutare gli effetti sui grassi del sangue e sul peso di tre stili alimentari. Al primo gruppo hanno somministrato una alimentazione sovrapponibile a quella che i nostri progenitori assumevano durante il periodo Miocenico, ad un secondo gruppo quella del periodo Neolitico con l'introduzione dei cereali integrali coltivati e infine di una alimentazione attualmente utilizzata nelle iperlipidemie a basso contenuto di grassi saturi e alto di vegetali. Dopo due settimane di trattamento hanno evidenziato che il Colesterolo LDL, ritenuto responsabile dell'aterosclerosi era diminuito del 33% con l'alimentazione Miocenica, del 23% con l'alimentazione Neolitica e del 7% con l'alimentazione ipocolesterolemizzante attualizzata, con una proporzionale aumento del colesterolo HDL ritenuto importante per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. L'alimentazione miocenica è risultata maggiormente efficace nel migliorare l'assetto lipidico nel sangue preservando l'organismo da molte patologie cronico degenerative.

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