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giovedì 18 aprile 2013

La Luce della vita: la teoria dei Biofotoni

Ripropongo alcuni articoli letti sul web e alcune letture personali per proporre una riflessione su un argomento poco conosciuto ma che considero molto interessante: la teoria dei Biofotoni di Popp . Secondo la teoria classica sviluppata da Maxwell, la luce, le onde radio o i raggi UV sono tutte radiazioni elettromagnetiche, cioè campi elettrici e magnetici che si propagano attraverso il vuoto e la materia seguendo una dinamica ondulatoria. Il fotone fu introdotto come costituente elementare di queste radiazioni da Max Planck e Albert Einstein fra 1900 e il 1905. La meccanica quantistica infatti postula l'esistenza di una unita' indivisibile, definita appunto fotone o "quanto" di energia fondamentale e indivisibile, che ha proprietà sia ondulatorie che particellari (fenomeno noto come dualismo onda-particella). Dal punto di vista particellare, il fotone ha massa nulla e non trasporta alcuna carica elettrica. Nel vuoto i fotoni si propagano sempre alla velocità della luce e il loro raggio d'azione è illimitato. Questo significa che un fotone può continuare a viaggiare nello spazio-tempo indefinitamente senza alcun limite, finché non viene assorbito da un'altra particella. Per questo motivo è possibile tutt'ora rilevare i fotoni emessi nelle prime fasi di vita dell'universo, che formano la radiazione cosmica di fondo. La teoria dei biofotoni fu proposta dal biofisico tedesco Prof.Fritz Albert Popp che riprese i lavori pionieristici del biologo russo Alexander Gurwitsch. Egli ipotizza che il sistema integrato attraverso cui le cellule di un organismo complesso coordinano le loro funzioni e la loro stessa vita sociale sia appunto un evento fisico di natura elettromagnetica e che la malattia non sia altro che l'espressione di un disequilibrio di questo meccanismo. Non e' infatti possibile che migliaia di reazioni biochimiche avvengano simultaneamente e in maniera coerente senza una regia molto piu' immediata rispetto a quella realizzata attraverso la biochimica dei mediatori. Nel 1922 Gurwitsch aveva notato che mettendo due giovani radici di cipolle una vicino all’altra, le cellule di una cipolla si dividevano in modo particolarmente intenso proprio nel punto verso il quale era orientata la punta della seconda radice. Il fenomeno non si manifestava quando i due bulbi erano separati da una lastra di vetro che assorbiva i raggi ultravioletti. Gurwitsch suppose che le cipolle emanassero una radiazione fino ad allora sconosciuta. Solo 50 anni dopo il biofisico tedesco Albert Popp e il suo gruppo di ricercatori furono in grado di confermare con i loro esperimenti questa supposizione. Le cellule di esseri umani, di animali e di piante, emanano veramente luce, i cosiddetti biofotoni, sotto forma di “Quanti Energetici”, che le mette in grado di scambiare informazioni quasi istantanee anche a lunga distanza. Questo scambio d’informazioni venne documentato da un ulteriore esperimento particolarmente interessante. Due bicchieri di sangue fresco di maiale vennero messi uno accanto all’altro. In un bicchiere venne instillato un agente patogeno e il sangue reagì producendo anticorpi. Sorprendentemente si poté osservare in laboratorio che anche il sangue nel secondo bicchiere aveva prodotto anticorpi, benché non vi fosse stato aggiunto alcun agente patogeno. Ripetendo l’esperimento ponendo una lastra che non lasciava passare la luce tra i due bicchieri, non si riscontrò alcuna produzione di anticorpi nel secondo bicchiere. Il termine "biofotoni" indica quindi l'emissione di energia - (più precisamente “quanti energetici”) che si propaga alla velocità della luce e tale energia fungerebbe da vettore per propagare le informazioni necessarie all'omeostasi del sistema organico stesso. Ogni cellula infatti emette segnali specifici e coerenti, con caratteristiche proprie e di quelle del tessuto di cui fa parte. Queste emissioni regolano la crescita e la rigenerazione delle cellule e controllano tutti i processi biochimici. Il supporto più importante dell’irradiamento di biofotoni è il DNA, l’acido desossiribonucleico, una parte costituente della cellula, in cui sono contenute le informazioni genetiche (cromosomi) di un sistema biologico. Il DNA consiste in dieci miliardi di molecole, che formano una spirale: esso contiene tutte le informazioni biologiche che fanno di un essere ciò che è. Un gruppo di ricercatori, facenti riferimento ai lavori di F. A. Popp, nel 1981 dimostrò l’origine di una radiazione cellulare ultradebole dal DNA cellulare (biofotoni), mediante un colorante (bromuro di etidio) che ha la proprietà di provocare lo rotolamento della spirale dell’acido disossiribonucleico, ed il suo successivo riarrotolamento in senso inverso. Il massimo di emissione della radiazione si ottiene in coincidenza col massimo srotolamento. Il DNA non si comporta quindi solamente come gestore programmato delle attività cellulari, ma anche come emettitore elettromagnetico per il controllo dei processi cellulari attraverso continui accoppiamenti reattivi. Da quanto detto si evince che il DNA non è soltanto il depositario di un codice genetico che gestisce la sequenza degli aminoacidi nelle proteine, ma agisce anche come supervisore attivo per via elettromagnetica di tutti i processi cellulari. I campi magnetici extra-deboli cosi' prodotti interagiscono col sistema ionico delle cellule coinvolgendo l'acqua intra ed extra cellulare come vettore di informazione o come amplificatore del messaggio elettromagnetico. Quindi il DNA è una specie di „antenna elettromagnetica” che, funzionando da stazione ricetrasmittente, assimila informazioni, per inoltrarle nelle nostre cellule, guidando ogni processo cellulare sia che giunga dall’interno e sia che giunga dall’esterno.I biofotoni così rappresentano, nell’ambito della cellula e dei rapporti intracellulari, un vero e proprio linguaggio per la trasmissione in codice delle suddette informazioni. Il corpo umano cerca di vivere sempre in costante condizione di equilibrio, e questo equilibrio è mantenuto soprattutto dall’energia elettromagnetica prodotta dalle cellule del nostro organismo. Essa è necessaria per far funzionare bene tutti gli elementi della cellula, le cellule di uno stesso organo e quindi i vari organi di uno stesso sistema vivente. Le cellule di uno stesso organo, per il fatto stesso che hanno identica composizione molecolare, comunicano e interagiscono utilizzando tutte uno stesso segnale elettromagnetico che si propaga facendole “vibrare” con lo stesso tipo di frequenza che le fa entrare in risonanza tra loro. Le scoperte di Popp cambiano anche il nostro punto di vista attuale riguardo all'alimentazione , dato che alla fin fine, noi esseri umani non saremmo né vegetariani, né carnivori e né onnivori, bensí esseri che assorbono luce. Secondo Popp, l’energia che noi otteniamo dall’alimentazione è proprio l’energia della luce del sole, immagazzinata dalle piante e dagli animali. la malattia può essere spiegata come una alterazione nella coerenza del massaggio elettromagnetico determinato dai biofotoni. Le cellule sane emettono oscillazioni ordinate di luce, mentre le cellule malate producono oscillazioni non ordinate. Maggiore è il disturbo, tanto più caotica è l’emissione di luce. Oscillazioni caotiche di luce non trasmettono più informazioni corrette alle cellule vicine in quel momento, così allo stesso modo anche le reazioni biochimiche non funzionano più. Perciò si possono sviluppare sintomi di malattia. La malattia appare sempre di più come un’interruzione (operata da batteri, virus, funghi, parassiti, sostanze inquinanti o tossiche, che nel loro complesso vengono chiamate "tossine") delle linee di comunicazione biofotoniche all'interno dell'organismo. Bisogna notare che tali comunicazioni possiedono una grande velocità, consentendo un coordinamento praticamente istantaneo fra le varie parti dell'organismo. Le tossine, interrompendo le linee di comunicazione, impediscono lo scambio di informazioni del tutto o in parte; ciò conduce dapprima ad un'alterazione elettrica della cellula, successivamente si produce un'alterazione chimica, che si può rivelare con l'esame del sangue e delle urine; e infine compaiono i sintomi della malattia. Qualsiasi disordine, disturbo o rottura nel flusso di energia causato attraverso un trauma fisico o psichico, porta alla perdita o ad una progressiva modifica dell’informazione ai recettori delle cellule e questo è il primo stadio della malattia. Gli impulsi di comando non arrivano più corretti e con forza sufficiente alle cellule, agli organi e ai sistemi e le difese immunitarie vengono indebolite. Possiamo dire per concludere, che la materia vivente non può essere ridotta solamente alle proprie componenti molecolari, ma deve essere concepita come molecole oscillanti in sintonia con un campo elettromagnetico . Il campo elettromagnetico permette di trasmettere un messaggio (elettromagnetico) proveniente dalle molecole, che consente loro una reciproca attrazione di lungo raggio, purché lo spettro dell’emissione sia identico, escludendo in tal modo eventi sporadici indesiderati. Il campo emesso da più molecole co-risonanti sarà caratterizzato da frequenze che co- risoneranno con le altre molecole adiacenti, poi con raggruppamenti delle stesse, che interverranno nel processo biochimico e così di seguito. Il fatto che piccole modificazioni della struttura molecolare portino ad un cambiamento dello spettro elettromagnetico emesso e quindi delle condizioni di risonanza, spiega come anche minimi cambiamenti (aggiunta o perdita di atomi, sostituzione di ioni, etc), modifichino radicalmente la funzionalità della molecola interessata. Le molecole d’acqua, nel corpo umano in proporzione enormemente superiore alle molecole di altra natura, ad esempio le proteine, hanno dunque il compito di trasmettere informazioni al “territorio” circostante e, probabilmente, anche di amplificarle. I lavori di Popp possono inoltre suggerire quale possa essere il meccanismo d'azione dei rimedi omeopatici che vengono prodotti mediante successivi processo di diluizione e dinamizzazione fino a produrre un preparato che non conserva piu' la sostanza di partenza ,di cui non vi e' traccia fisica, ma solo l'informazione elettromagnetica conservata nell'acqua presente nella preparazione. Bibliografia [1] R.Arani, I. Bono, E. Del Giudice, G. Preparata, Int. J. Of Mod. Phys. (1995) 1813 ed anche G. Preparata QED & Medicine – Proceedings meeting del 14.12.1999 Univ. Roma La Sapienza [2] Francesco Borghini - Nuovi orizzonti in medicina quantica – A.I.M.N. [3] E. Del Giudice, M. Fleischmann and G. 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