Centro Studi Naturopatici

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lunedì 13 agosto 2018

Antibiotico resistenza Cosa possiamo fare



Un neonato è morto agli Spedali civili di Brescia a causa del batterio "Serratia marcescens". Il decesso è avvenuto nella giornata di martedì. Lo scrive il quotidiano locale Bresciaoggi. Il bimbo, nato prematuro da una coppia bresciana, era ricoverato nel reparto di patologia neonatale dell’ospedale bresciano con il gemellino, che avrebbe contratto l’infezione a sua volta ma che starebbe rispondendo alle cure. Nello stesso reparto di patologia neonatale sarebbero, però, complessivamente dieci i neonati infettati dal virus che si contrae in ambito ospedaliero. I bambini sono ricoverati in terapia intensiva e le loro condizioni sono stabili. E’ notizia di oggi riportata nel Giornale di vicenza che le infezioni ospedaliere producono in Europa 37.000 morti all’anno e il numero di infezioni difficili da gestire con gli antibiorici a nostra disposizione sono in aumento esponenziale. Anche dal mio piccolo osservatorio della farmacia posso constatare che se una volta il medico prescriveva un antibiotico per sei giorni in caso di patologie respiratorie o delle prime vie urinarie, ora spesso vengono prescritti più antibiotici simultaneamente e per periodi che arrivano a 15-20 giorni. Solo in Italia ogni anno sono settemila le vittime per batteri immuni agli antibiotici. Perchè siamo arrivati a questo punto?

La causa principale è legata all’uso selvaggio che si è fatto di questi straordinari farmaci che continuano a salvare milioni di persone nel mondo. Tonnellate di questi farmaci vengono utilizzate ogni anno negli allevamenti intensivi per la  produzione di carni bianche e rosse, spesso senza controlli da parte delle autorità competenti. Tuttavia anche l’uso indiscriminato che si è fatto in anni passati per uso umano ha contribuito a selezionare ceppi resistenti che ora mettono in pericolo la salute delle persone più deboli da un punto di vista immunitario. Quindi il problema della multiresistenza provviene da lontano ed è prodotto proprio dalla cattiva gestione ed utilizzo degli antibiotici. La sola misura igienica di lavarsi frequentemente le mani potrebbe prevenire fino al 30% delle infezioni ospedaliere tanto che ora esistono in ospedale protocolli rigidi di comportamento in tal senso. E’ di fondamentale importanza arrivare a contenere l’utilizzo di questi farmaci in zootecnia e nella prassi clinica solo per le situazioni che lo richiedano veramente, attivando tutti i possibili canali di informazione per aumentare le conoscenze della popolazione su questo grave problema. Il compito del farmacista e del naturopata è quello di informare  e di educare in questo senso, il compito di chi chiede senza ricetta l’antibiotico è quello di affidarsi ai professionisti del benessere  per difendere il bene più prezioso che abbiamo: la nostra salute e quella dei nostri cari. In caso contrario l’OMS prevede che nel 2050 saranno più di 10 milioni le infezioni sostenute da ceppi multiresistenti e diverranno la prima causa di morte nei paesi industrializzati. Ma l’aspetto più tragico di questa situazione è che ,se non ci sarà una inversine di tendenza, anche le operazioni chirurgiche che richiedono l’utilizzo di antibiotici saranno messe in discussione con un aumento esponenziale dei numeri per decesso dichiarati dall’OMS.

 

 

 

sabato 11 agosto 2018

Prevenire le Patologie Invernali con la micoterapia


Spesso non siamo pienamente consapevoli delle meraviglie del mondo attorno a noi e di quanto la natura metta a nostra disposizione per la nostra salute . L’ambiente naturale è di per sè fonte di benessere psicologico. Tutti infatti avremmo fatto l’esperienza di sentirci pienamente appagati nell’ammirare le bellezza naturali che un paesaggio di montagna o marino ci procurano. Tuttavia molti di noi non sono altrettanto informati di quanto piante e funghi possano essere utili per la cura e la prevenzione delle patologie che ci affliggono. Per esempio, pochi sanno che alcuni funghi possono essere dei grandi alleati per curare e prevenire  le malattie. Questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione,  un viaggio alla scoperta della micoterapia e del suo straordinario valore. Non conoscere la sua efficacia è un peccato, perché in qualsiasi situazione, con il suo contributo, si possono ottenere dei risultati significativi.  Non tutti sanno che i funghi sono più vicini al mondo animale che al mondo vegetale. Da un punto di vista evolutivo i funghi sono più vicini agli animali che alle piante . Animali e  funghi infatti originano da un differente e condiviso ceppo batterico. Per questo motivo le patologie delle piante non afliggono l’uomo mentre molte patologie dei funghi sono trasmissibili all’uomo. Dato che umani e funghi condividono analoghi antagonisti microbici  come ad esempio Escherichia coli, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aereuginosa.., gli umani possono beneficiare delle strategie difensive naturali  che producono i funghi per combatterli. Quindi non deve sorprenderci se i nostri antibiotici antibatterici più significativi sono stati derivati da funghi. Dato che ci avviciniamo al periodo autunnale e conseguentemente ad un periodo ideale per fare prevenzione per quanto riguarda le patologie invernali, vorrei soffermarmi sulla possibilità di utilizzare i funghi come mezzi assai efficaci per fare prevenzione e riservare una trattazione più esaustiva dei benefici dei funghi in altri ambiti ad un articolo sucessivo. Tutti i funghi usati in terapia hanno una azione immunostimolante e/o immunomodulante ma I funghi  che più di altri si prestano a questo utilizzo sono il Reishi,  il Maitake, lo Shiitake e il Cordyceps . Tutti questi funghi hanno in comune la presenza nella loro composizione di  alcuni polisaccaridi  detti beta-glucani che sono responsabili dell’azione immunomodulante Sui beta-glucani  sono state prodotte  oltre 1.600 pubblicazioni negli ultimi 4 anni e la gran parte di queste ricerche sono state completate da alcune delle istituzioni più prestigiose nel mondo. Il beta-glucano innesca una risposta immunitaria nel corpo che genera un sistema di difesa contro gli invasori virali, batterici, fungini, i parassiti ed i processi degenerativi cellulari ed inoltre elimina i radicali antiossidanti ed i radicali liberi. L’azione di questi polisaccaridi è quindi molto studiata. I beta-glucani non sono presenti negli animali né sono presenti  gli enzimi necessari per il loro assorbimento   o il loro utilizzo. Esistono però dei ricettori sulle membrane delle cellule del nostro sistema immunitario (i linfociti , i moniciti e i macrofagi ) compatibili con  i beta-glucani che vengono attivati da queste sostanze  promuovendo così   la proliferazione di queste cellule e la loro attivazione.  Dato che tutti questi funghi possono essere utilizzati per lo stesso scopo, come possiamo decidere quale di questi  è più adatto a noi? La risposta ovviamente non è così semplice perchè un Naturopata esperto sceglierà in base alla situazione individuale e quindi non possiamo in un articolo dare una risposta esauriente a questa domanda. Tuttavia possiamo dare alcune indicazioni di massima. Malgrado tutti i funghi posseggano questa proprietà immunomodulante, ognuno di essi presenta anche una composizione diversa e quindi indicazioni diverse che possono guidarrci alla somministrazione dell’uno anzichè dell’altro.

 

 
Partiamo a considerare il Cordyceps Sinensis

 

 

Nella tradizione orientale è molto conosciuto perché è un fungo che conferisce vigore, potenza, resistenza e forza di volontà. Originario del Tibet, da secoli è molto amato e utilizzato nella medicina tradizionale cinese, per svariate malattie: affezioni respiratorie, patologie renali, disturbi del fegato, problematiche cardiovascolari, scarsa vitalità sessuale.  Gli studiosi hanno scoperto che permette di vivere anche in altissima quota, fino ai 4-5mila metri, perché aumenta del 10% l’ossigenazione di organi e tessuti. Le dimostrazioni viventi delle prestazioni eccezionali in ambiente povero di ossigeno regalate dal Cordyceps sono le popolazioni del Tibet che li utilizzano da secoli .  Nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Da un lato  rafforza le difese immunitarie contro i germi patogeni come hanno dimostrato molti ricercatori, dall’altro è germicida efficace contro batteri, virus, (herpes, mononucleosi, HIV, virus dell’epatite C) e Candida. Ma la sua peculiarità  è quella di riportare  in equilibrio il sistema immunitario, perché elimina gradualmente gli autoanticorpi responsabili delle malattie autoimmuni, che non vengono più prodotti. È benefico in particolare nell’artrite reumatoide e nelle malattie infiammatorie delle ossa e delle articolazioni. Infatti, difende la cartilagine articolare e anche l’osso  dall’infiammazione e dal logoramento legato all’età. E’ quindi utile scegliere il cordyceps quando siamo in presenza di una persona immunodepressa ma portatrice di patologie autoimmuni e in stato di esaurimento psico fisico.

 

Reishi Ganoderma lucidum

È un fungo, non commestibile per il suo sapore amaro e la sua consistenza legnosa che cresce su ceppi di latifoglie, in particolare quercia e castagno. I Cinesi lo consideravano un elisir di lunga vita e lo chiamavano “fungo dell’immortalità. Lo conoscevano anche i Romani e gli Egizi che lo avevano denominato rispettivamente “cibo degli Dei” e “dono di Osiride”. La doppia azione contro i microrganismi patogeni e contro le infiammazioni è utile nella prevenzione e nella cura delle infezioni delle vie aeree, come faringiti, tonsilliti, bronchiti, influenza, e delle infezioni delle vie urinarie, come cistiti. Da un lato  rafforza le difese immunitarie contro i germi patogeni essendo  efficace nelle malattie da virus (herpes, papilloma ma anche virus HIV e dell’epatite C) (El-Mekkawy S 1998) e nelle patologie sostenute da batteri e Candida. Dall’altro è un antinfiammatorio in grado di produrre risultati simili a quelli del cortisone rappresentando  un’ottima alternativa ai cortisonici (Stavinoha W, 1991; Stavinoha W, 1996). Reishi agisce quindi anche come antidolorifico (Ye J, 2001; Xi BY, 2005). E’ utile pertanto consigliarlo a quelle persone che nella stagione precedente abbiano avuto più patologie virali e infiammatorie soprattutto delle alte vie respiratorie.

 

Maitake  Grifola Frondosa

In Giappone il Maitake era  già presente, 2000 anni fa, nella “materia medica: SHEN NONG BEN CAO” e considerato  come rimedio in relazione alle malattie degenerative croniche. Oggi si è scoperto che agisce principalmente sull’asse metabolico, sul sistema immunitario, oltre ad essere  un grande sostegno per le ossa.La sua azione principale è lavorare sulla forma a mela dell’individuo in sovrappeso e in Medicina Tradizionale Cinese la sua azione viene ricondotta alla Loggia Terra. Pertanto il Maitake sarà la nostra scelta migliore per prevenire le patologie della stagione invernale per le persone che presentano problemi metabolici, tendenzialmente obese che presentano insulinoresistenza fino alla presenza di diabete di tipo due  con una localizzazione del grasso centrale a livello addominale.

 

Shiitake Lentinus Edodes

 E' un fungo di origine asiatica diffuso soprattutto in Giappone e in Cina. E' il secondo fungo commestibile più consumato al mondo. Il suo nome significa fungo della quercia e viene utilizzato per la preparazione di zuppe oppure come contorno per altre pietanze. Il suo punto di forza è legato alla sua capacità di proteggere in maniera eccellente l’intestino: nutre i fermenti lattici intestinali, ridimensiona i batteri ostili, sia quelli che causano gonfiore, sia quelli che producono tossine e sostanze cancerogene ed elimina anche la Candida. Inoltre, rafforza lo scheletro e promuove la salute di denti e bocca, perché combatte la carie e il tartaro, che sono la causa di molte malattie della bocca.  Sarà quindi utile consigliare lo Shiitake per la prevenzione delle patologie invernali a coloro i quali presentano stati disbiotici, colon irritabile e a coloro che hanno per varie ragioni dovuto fare lunghe terapie antibiotiche.

 

 

giovedì 9 agosto 2018

Tre...Due...Uno..... VIA !


 
  NUOVO CENTRO STUDI NATUROPATICI
Carissimi, dopo un periodo di riflessione durato qualche mese,  ho deciso di ricominciare la mia attività di Naturopata e Bach Practitioner con uno spirito nuovo e una sede nuova. Causa cambio di residenza sono venute a mancare le condizioni indispensabili per poter svolgere egregiamente il mio lavoro e quindi mi sono preso il tempo per poter definire nuove strategie di intervento per poter conciliare la mia passione per questa attività con la legittima necessità di migliorare la qualità della mia vita personale. Il Naturopata infatti deve, secondo il mio punto di vista, essere quantomeno coerente con quanto propone ai propri clienti e seguire uno stile di vita aderente ai ritmi circadiani naturali. Di fatto il lavoro di Naturopata presso lo studio aveva fagocitato gran parte del mio tempo libero e quindi la situazione era diventata insostenibile. Ora ,grazie ad un accordo di collaborazione con il dr. Paolo della Farmacia di San Quirico, si è concretizzata la possibilità di svolgere il mio lavoro di Naturopata e di Bach Practitioner durante le mie ore di servizio in farmacia, preservando così il mio spazio vitale personale.  Da settembre sarà possibile prendere appuntamento presso la Farmacia sia per le consulenze Naturopatiche sia per le consulenze sulla Floriterapia secondo il metodo del Dr. Bach con il vantaggio che tali consulenze saranno  totalmente gratuite dato che sono inserite nella mia normale attività di farmacista.  L’attività dello studio prevederà  non solo le consulenze individuali ma anche l’attività di conferenziere su tematiche inerenti la salute e il benessere naturale e l’attività di divulgazione attraverso la stesura di articoli che verranno pubblicati una o due volte al mese sul blog dello studio che diverrà la piattaforma informativa di tutti gli eventi che verranno organizzati dallo Studio e dalla Farmacia. Invito tutti a seguirci anche   mettendo mi piace sulla pagina facebook del Centro Studi Naturopatici o della Farmacia Dall’Ara di San Quirico.

venerdì 3 agosto 2018

Ad ognuno il suo Fiore!


“Non vi è una vera e propria guarigione senza un cambio

di orientamento della vita, senza pace nell’anima e senza

la sensazione di felicità interiore” (E. Bach)

Il Dottor Edward Bach, medico inglese, è stato il primo ad aver definito un metodo di cura della persona che utilizzasse dei rimedi derivati dai fiori. Sulla scia del lavoro del dottor Bach, numerosi ricercatori hanno saputo cogliere le proprietà terapeutiche dei fiori dei loro paesi. A partire dagli anni Settanta infatti, sono stati sviluppati i fiori californiani, alaskiani, indiani, francesi, canadesi, australiani e molti altri, tanto che oggi quasi ogni Paese ha i propri rimedi floreali e la letteratura in proposito è molto vasta. La Floriterapia è una branca della medicina olistica che si avvale di una serie di essenze naturali preparate a partire da fiori selvatici. Eʹ una tecnica definita olistica in quento tiene conto dell’individuo nella sua globalità ed unicità: Corpo – Mente – Anima. In floriterapia non è importante quale sia il sintomo fisico che si presenta o la definizione clinico diagnostica della patologia fisica o psichica ma ,piuttosto, come viene vissuto dalla persona nella sua unicità. Bach sosteneva infatti che la patologia anche se fisica è prodotta,almeno in parte, da un disagio che si realizza a livello psichico ed emozionale. Tale disagio , se protratto per molto tempo, si può letteralmente incarnare ,quindi passare da piano psichico al piano fisico, sostenendo una condizione di terreno che poi produce la patologia. L’essenza del fiore aiuta a realizzare la virtù opposta al disagio emozionale che è presente nella persona. Per esempio in caso di paura, il fiore aiuterà a sviluppare il coraggio. Tuttavia non esiste un rimedio standard adatto a tutti, perché uno stesso problema può derivare da squilibri emozionali diversi che cambiano da persona a persona. Per questo bisogna analizzare con cura lo stato d’animo disarmonico, individuando poi i rimedi indicati per riequilibrarlo. Il primo studio delle proprietà curative dei fiori silvestri fu intrapreso dal medico gallese   fra il 1926 ed il 1934. Egli sosteneva la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti e che dovesse avere carattere preventivo ed essere priva di effetti collaterali. Questa terapia rappresenta un valido strumento d’integrazione della medicina accademica, proprio per l’assoluta mancanza di effetti collaterali e per la facile integrabilità con i farmaci e con le metodiche tradizionali. Ad esempio la combinazione di questa cura con la psicoterapia a volte rappresenta una svolta decisiva, perché le cause profonde della malattia diventano interiormente accessibili al paziente. Alla base della floriterapia c’è proprio il principio secondo il quale nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici e dei disagi emotivi, i quali determinano poi l’insorgere dei sintomi fisici. I fiori di Bach sono una serie di 38 essenze naturali che comprendono una gamma di 38 schemi comportamentali negativi della natura umana. Sono estratte da fiori, cespugli ed alberi non coltivati, atossici e raccolti allo stato selvatico in determinati luoghi non contaminati. Bach scelse per mettere in atto il suo metodo delle piante di Ordine Superiore, escludendo le piante commestibili e quelle velenose. Ogni singola essenza cura il disturbo psicologico che ha causato, o potrebbe causare, un certo malessere fisico. I fiori ci aiutano a cambiare il nostro atteggiamento attuando così il processo di guarigione attraverso un riconoscimento onesto dei nostri stati d’animo.  Spesso è possibile mettere in relazione il rapporto che intercorre tra il disagio emotivo del quale soffriamo con gli organi che vengono colpiti dalla patologia fisica. La moderna branca della medicina definita Pnei (Psiconeuroendocrinoimmunologia) è una scienza che attualizza e riconosce queste intuizioni del dr. Bach : tutto il corpo pensa, ogni emozione si riflette in una o più zone fisiche del nostro corpo determinando una condizione di salute o di malattia . Riequilibrando la nostra personalità riusciremo ad attenuare e ,in alcuni casi, ad eliminare i disagi fisici. La Floriterapia, così come tutta la Naturopatia, non si pongono come sostituto della medicina allopatica, ma come strumento complementare, in un’ottica secondo cui l’approccio alla malattia può comportare modalità di intervento differenti, che agiscono in sinergia allo scopo di prevenire malattie più gravi. La valutazione del singolo caso quindi non deve basarsi sull’esame dei sintomi o su una diagnosi clinica ma sull’esame del terreno della persona, dei fattori esterni con cui entra continuamente in contatto e sullo stile di vita del soggetto, al fine di individuare ed eliminare proprio ciò che sta all’origine dello squilibrio.

 

"Il nostro lavoro consiste 

nell’aderire esclusivamente alla semplicità e alla purezza di questo metodo."

 

            E. Bach, 1936

 

 

sabato 7 ottobre 2017

Due chiacchierate tra amici


Grazie Dr. Bach !

Dopo un percorso impegnativo che mi ha tenuto occupato per due anni finalmente ho conseguito la certificazione BFRP Bach Foundation Register Practitioner che mi permette di mettere a disposizione delle persone che si rivolgono allo studio una competenza in più legata ,in particolar modo, al benessere emotivo della persona. E' un traguardo importante per me perché ritengo che un buon approccio olistico alle problematiche delle persone non possa interessarsi solamente della parte fisica ma debba necessariamente rivolgere l'attenzione anche alle dinamiche emotive che lavorano spesso in maniera inconsapevole a minare la salute delle persone. Un ringraziamento particolare lo voglio dedicare ad Eleonora che mi ha spinto ad approfondire la materia e, alla fine, ad innamorarmene e a Loredana che ha saputo trasmettere con competenza ed entusiasmo il metodo di lavoro rigoroso ed efficiente  sostenuto dal Bach Centre di Mount Vernon UK.

giovedì 1 dicembre 2016

L'elefante, la scimmia e la via per la meditazione

Oggi vorrei postare qualche riflessione su un tema che mi è caro ma che non ho mai affrontato attraverso un post condiviso. La gestione dello stress è necessariamente parte integrante del percorso di salute che un Naturopata ,con la mia formazione, deve proporre durante le consulenze con i propri clienti. Tuttavia questo argomento è spesso materia di riflessione e di scambio di idee con il cliente solo dopo alcune consulenze, quando il rapporto con la persona si è consolidato ed è possibile parlare di tematiche, come la meditazione e la pratica del lasciare andare, che solo allora possono essere comprese e soprattutto accolte data la fiducia ormai instaurata. In un primo momento ci si rivolge a tecniche legate all'uso di integratori che possono aiutare ad abbassare i livelli di stress accumulato ma le tecniche che maggiormente comportano un miglioramento della qualità di vita delle persone sono da ricercarsi nella presa di coscienza che qualcosa nella propria vita deve essere modificato e che vi sono dei mezzi abili che ci permettono di farlo. Uno di questi mezzi abili è  certamente la meditazione che in epoche remote apparteneva anche alla cultura occidentale ma che ha raggiunto risultati inimmaginabili soprattutto in oriente e in particolare modo nei paesi di cultura  buddista.  Esistono infiniti modi di meditare tanti quanti sono i meditatori e spesso, soprattutto per i principianti, è utile rivolgersi ad una persona che ha già dimestichezza con uno di questi metodi per poter partire da lì e definire poi il proprio modo di meditare. Trovo utile in studio utilizzare un metodo visivo mutuato dalla tradizione buddista tibetana per descrivere il percorso che ogni meditatore deve compiere per raggiungere un buon livello di meditazione e consapevolezza. In studio ho appeso il tangka raffigurato nell'immagine riportata nel post. La tradizione tibetana utilizza questi dipinti su tessuto per focalizzare l'attenzione delle persone su tematiche legate alla pratica religiosa. Possono essere  rappresentate varie manifestazioni del Buddha ma anche argomenti più legati alla pratica quotidiana tra cui la via per raggiungere l'illuminazione attraverso la meditazione . La pratica dello SHI-NE che traduce il termine sanscrito Samatha  indica la meditazione come via per calmare la mente. Samatha si può tradurre con dimorare nella tranquillità quindi raggiungere uno stato di calma mentale che  permette di abbassare i livelli di stress, di modulare l'intensità dei pensieri e delle passioni. Il tangka in questione presenta una immagine tradizionalmente utilizzata dalle scuole buddiste tibetane nella quale lo sviluppo di Shi-Ne ,nei suoi vari stadi, è illustrato per mezzo della figura di un elefante e del suo conduttore. Il primo stadio del sentiero illustra lo sviluppo della concentrazione. L'elefante rappresenta la mente e il conduttore è il meditante. L'elefante è un animale selvaggio che può diventare pericoloso se fuori controllo e in questa fase del percorso è rappresentato nero dato che la mente del principiante non è sotto controllo e del tutto inconsapevole. Una volta domato l'elefante sarà molto utile al suo padrone e così sarà anche la mente per il meditante quando avrà raggiunto un livello di consapevolezza sufficiente.L'elefante in questa fase è condotto da una scimmia che rappresenta l'agitazione mentale che caratterizza il meditante al primo stadio. Dietro all'elefante c'è il meditante stesso che cerca di ottenere il controllo della sua mente. In una mano tiene una corda, simbolo dell'attenzione, e nell'altra tiene un uncino, simbolo della vigilanza.
In questa fase il meditante non ha alcun controllo sulla propria mente. L'elefante segue la scimmia senza porre la minima attenzione al meditante.
Nella seconda scena rappresentata,  il meditante ha quasi raggiunto l'elefante e nella terza è riuscito a lanciare la corda  sul collo dell'animale. Ora l'elefante si volge verso il meditante a significare che in questo stadio la mente è trattenuta dall'attenzione  (la corda).
In questo stadio, sul dorso dell'elefante, viene raffigurato un coniglio. Il coniglio rappresenta il torpore mentale sottile  che ora il meditante percepisce perché inizia a prender coscienza della sua capacità di dirigere la mente anche se molta strada deve ancora essere percorsa. Tuttavia ora l'elefante è molto più obbediente. Solo raramente il meditante deve usare la corda dell'attenzione e la scimmia che rappresenta l'agitazione mentale segue l'elefante da una certa distanza. Nel sesto stadio l'elefante e la scimmia seguono docilmente il meditante e, dato che non ha più bisogno di focalizzare la sua attenzione per controllare la mente, l'elefante e la scimmia lo seguono docilmente. Il coniglio simbolo del torpore sottile è ora sparito. Nel settimo stadio la mente ha raggiunto una condizione di stabilità e il meditante lascia che l'elefante proceda da solo perché non è necessario ne la corda dell'attenzione ne  il gancio  della vigilanza. L'agitazione mentale non affligge più il meditante e la scimmia conseguentemente ha lasciato definitivamente la scena. Gli animali via via che il sentiero viene percorso perdono di colore perché il meditante acquista il controllo progressivo della situazione. All'ottavo stadio l'elefante è diventato completamente bianco. Segue l'uomo perché la mente è ora completamente ubbidiente. Nel nono stadio il meditante siede in meditazione e l'elefante dorme ai suoi piedi, la mente è completamente al servizio del meditante. Questo sono i nove stadi per il sviluppo  dello SHI-NE a cui va aggiunto un decimo stadio che rappresenta l'ottenimento di SHI-NE e che viene rappresentato dalla scena in cui il meditante siede sul dorso dell'elefante.
Oltre al decimo stadio è descritto anche un undicesimo stadio in cui il meditante è raffigurato mentre cavalca l'elegante brandendo una spada fiammeggiante. Questo stadio rappresenta il raggiungimento di vipassana che in pali significa "visione profonda" . Questo è uno stato mentale nel quale la vigilanza mentale raggiunta permette di riconoscere l'autentica natura dei fenomeni. Il dipinto riporta anche altri simbolismi tra cui il fuoco che rappresenta l'energia necessaria e la disciplina che serve per raggiungere SHI-NE. Le dimensioni del fuoco vanno via via diminuendo perché, proseguendo sul sentiero, il meditante pone sempre meno sforzo per raggiungere lo stato di meditazione. Il fuoco riappare infine all'undicesimo stadio perché a questo punto il meditante si incammina sul sentiero che conduce a vipassana.