Centro Studi Naturopatici

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domenica 15 gennaio 2012

Progetto CHINA

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Il Progetto Cina è forse il lavoro di ricerca sulla nutrizione umana più completo mai realizzato a livello mondiale. E' il risultato della collaborazione tra la Cornell University, l’Accademia cinese di Medicina preventiva, l’Accademia cinese di Scienze mediche e l’Università di Oxford. Il dottor T. Colin Campbell, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, è stato, prima del suo pensionamento nel 2001, Professore Emerito di biochimica nutrizionale alla Cornell University, e, oltre ad aver ricoperto altre prestigiose cariche è stato coautore della relazione Diet, Nutrition and Cancer – una pietra miliare nel campo della medicina scritta nel 1983 – della National Academy of Sciences, e autore di oltre 300 articoli scientifici pubblicati su riviste specialistiche. Una prima indagine ha avuto inizio nel 1983 raccogliendo 367 tipi di dati sulla vita e la morte di 6500 adulti sparsi in 138 villaggi e 65 contee della Cina , con una quantità di dati raccolti sufficiente a riempire un volume di 920 pagine. Una seconda indagine è stata intrapresa nel 1989 raccogliendo più di 1000 tipi di dati su 10 200 adulti e relative famiglie, attraverso 170 villaggi della Cina rurale e di Taiwan: i soggetti sono stati intervistati e studiati approfonditamente, annotando ogni porzione di cibo ingerito e raccogliendo campioni di sangue e urina. La Cina ha rappresentato un'occasione unica per studiare le connessioni dell'alimentazione e dello stile di vita con malattie e mortalità. Il consumo di carne nella dieta della popolazione rurale cinese era, a differenza di oggi, molto ridotto, limitato per lo più a maiale e pollo. La popolazione cinese, oltre ad essere omogenea da un punto di vista genetico, era abbastanza stanziale dato che la maggior parte delle persone passava tutta la vita nella stessa zona alimentandosi con prodotti locali; inoltre l'alimentazione variava considerevolmente da regione a regione permettendo così di mettere in relazione i dati legati allo stile alimentare con le statistiche di mortalità di una determinata patologia o di gruppi omogenei da un punto di vista eziologico di patologie. E' interessante notare che Il dottor Campbell, cresciuto in una fattoria del Virginia tra mucche da latte e animali macellati, iniziò le sue ricerche convinto dell'alto valore della tradizionale dieta Americana molto ricca di proteine animali. Dopo il Progetto Cina, egli è invece giunto alla conclusione che una dieta basata su cibi vegetali riduce drasticamente la possibilità di contrarre malattie cardiovascolari, diabete, cancro e obesità. In una sua intervista il dottor Campbell ha dichiarato: «Le persone che mangiavano più cibi di origine animale erano più soggette alle malattie croniche. Le persone che mangiavano più cibi di origine vegetale erano più in salute e tendevano ad evitare le malattie croniche. Questi risultati non possono essere ignorati». Se su questa affermazione del Dr Campbell sono d'accordo in linea di principio lo sono meno su altre affermazioni che vengono riportate nel suo libro recentemente tradotto in italiano. The China Study è stato pubblicato in America nel 2005. Il libro, basato sui risultati del Progetto Cina, esamina la relazione tra cibo e malattie cardiovascolari, cancro e diabete e la possibilità di ridurre il rischio di contrarre queste patologie o arrestare e invertire un loro sviluppo in corso attraverso l'alimentazione. Nel libro Campbell identifica – così come emerso dal Progetto Cina – alti livelli di colesterolo nel sangue come uno dei più significativi indicatori di rischio per il cancro e le altre malattie diffuse nei paesi occidentali, e osserva che il principale responsabile dell'aumento del colesterolo nel sangue è l'assunzione di proteine animali. egli infatti afferma che : «I grassi saturi e il colesterolo presenti nei cibi aumentano anch'essi il colesterolo nel sangue, ma non come le proteine animali. Al contrario, i cibi vegetali non contengono colesterolo e, in diversi modi, contribuiscono a diminuire la quantità di colesterolo presente nel corpo». Campbell conclude che «i risultati del Progetto Cina indicano che più è bassa la percentuale di cibi animali consumati, maggiori sono i vantaggi per la salute, anche quando i cali percentuali passano dal 10 per cento allo 0 per cento delle calorie. Non è dunque irragionevole presumere che la percentuale ottimale di cibi animali nella dieta sia pari a zero, almeno per chiunque abbia una predisposizione per una malattia degenerativa».Nel suo libro Campbell sostiene inoltre che oggi vi sia una grande confusione sulle nozioni nutrizionali, prodotta da lobby influenti, istituzioni governative e studiosi irresponsabili, e critica duramente le diete low-carb, come la dieta Atkins (iperproteica e iper grassa) , dove viene seguito un regime alimentare a ridotto contenuto di carboidrati complessi. I ricercatori del progetto hanno osservato come malattia coronarica, ictus e ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi, principali responsabili di morti premature nei paesi occidentali, in Cina, dove il consumo di prodotti animali era fino a poco tempo fa molto scarso, avevano bassa incidenza, confermando la relazione tra questa classe di patologie e l'assunzione di cibi animali, a sua volta collegata al livello di sviluppo economico. L'evidenza scientifica emersa dal Progetto Cina suggerisce che la concezione occidentale di dieta sia da rivedere radicalmente, e che un'alimentazione basata sui vegetali, come la dieta tradizionale cinese, può offrire molti vantaggi per la salute. Le conclusioni del progetto China sono sicuramente razionalmente condivisibili anche se mi domando quale possa essere l'incidenza di altri aspetti dello stile di vita cinese che possono essere stati decisivi nel predisporre ad una patologia cronico degenerativa o al contrario a fungere da fattori protettivo. Il primo aspetto da considerare è che tutta la ricerca effettuata considera la dieta americana come dieta standard dei paesi occidentali. Questo a mio avviso non permette di estendere i risultati del progetto China a popolazioni come quella Italiana che hanno un comportamento alimentare sicuramente più salutare di quello americano. Un secondo aspetto non sufficientemente indagato è legato al fattore protettivo del grande consumo di cibi vegetali da parte dei cinesi rispetto agli americani che notoriamente annoverano ancora la patata tra i vegetali! . Se da un lato infatti è assolutamente corretto sostenere che una alimentazione ricca di cibi di origine vegetale è protettiva nei confronti delle patologie cronico degenerative, dall'altro bisogna tenere presente che lo stesso Campbell consiglia l'assunzione di integratori di vitamina B12 se si passa da una alimentazione onnivora ad una alimentazione vegetariana – vegana. Mi sembra chiaro che la fisiologia umana si è evoluta per migliaia di anni ottimizzando le sue esigenze metaboliche e biochimiche e richiedendo al cibo ingerito in fase di assimilazione tutte le sostanze necessarie per la propria performance quotidiana. Un qualsiasi stile alimentare che presupponga una assunzione continuativa di sostanze essenziali alla sopravvivenza attraverso una supplementazione artificiale non può essere considerata adeguata da un punto di vista fisiologico. Se poi consideriamo che la vitamina B12 viene estratta dall'industria farmaceutica da scarti di lavorazione dei prodotti animali o peggio dai liquami, ci rendiamo conto che forse un apporto limitato ma costante di cibi di origine animale sia sicuramente più salutare. Per concludere vorrei accennare al fatto che le popolazioni cinesi prese in considerazione dal progetto China che presentavano una minor incidenza di patologie cronico degenerative erano popolazioni che vivevano una vita sobria, a contatto con la natura, rispettosa dei cicli circadiani legati al ritmo notte giorno e ai ritmi stagionali, che autoproducevano le loro derrate alimentari sia di origine animale che vegetale non utilizzando fertilizzanti o induttori della crescita e che nel complesso vivevano una vita felice nella semplicità. Quindi, per concludere sono assolutamente d'accordo che l'evidenza scientifica emersa dal Progetto Cina suggerisca che la concezione occidentale di dieta sia da rivedere radicalmente, e che un'alimentazione basata sui vegetali, come la dieta tradizionale cinese non del tutto priva di cibi di origine animale, possa offrire molti vantaggi per la salute. In questo senso lo stile alimentare proposto a conclusione del percorso di rieducazione nutrizionale presso il Centro Studi Naturopatici è uno stile alimentare prevalentemente vegetariano ma che non esclude l'utilizzo di piccole quantità di cibi di origine animale proprio per rispettare le esigenze fisiologiche e biochimiche del nostro organismo. Nello stesso tempo si deve porre molto l'accento su una riconversione del proprio stile di vita necessaria per conseguire uno stato di salute mentale e fisica duratura nel tempo

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